ETERNAL WHITE TREES – Prelude Of Loss

Pubblicato il 14/03/2025 da
voto
6.5
  • Band: ETERNAL WHITE TREES
  • Durata: 01:01:21
  • Disponibile dal: 21/03/2025
  • Etichetta:
  • My Kingdom Music

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Avevamo scoperto i siciliani Eternal White Trees circa due anni fa, all’epoca dell’uscita di “The Summer That Will Not Come”, loro debutto per My Kingdom Music e disco che riscontrò un notevole favore di pubblico e stampa specializzata, stupendo per l’intensità e la maestria messa in pista dai tre esperti musicisti in un campo, il metallo atmosferico, gotico e malinconico, diffuso e parecchio refrattario a novità o stravolgimenti di chissà quale tipo. Ma tanto ci bastava, allora, e tanto bastò a Gerassimos Evangelou, Antonio Billé e Andrea Tilenni per raccogliere gli onori di un riuscito esordio.
Oggi il trio dei Bianchi Alberi Eterni ritenta il colpaccio con “Prelude Of Loss”, confermando in tutto e per tutto le coordinate di lancio precedenti: line-up immutata, stessa, esperta etichetta discografica, un artwork di copertina magistrale e chiarificatore di cosa conterrà l’album numero due del gruppo e, ovviamente, rimandi stilistici pressoché identici rispetto al passato. Siamo infatti sempre nell’ambito di un gothic metal malinconico e decadente, che pesca a piene mani nella musica oscura e romantica dei Nineties e dei primi Duemila, quella di Paradise Lost (anche quelli meno metal), Swallow The Sun, Katatonia di metà carriera, Novembre, Type O Negative purificati dall’ironia macabra e folle di Peter Steele, Cemetary, certi Tiamat e chi più ne ha più ne aggiunga!
Formalmente, come facilmente immaginabile, siamo di fronte ad un disco che presenta pochi difetti, anche se uno che salta subito all’orecchio – probabilmente figlio di una scelta consapevole – è la relativa troppa pacatezza della produzione presentata, un po’ troppo soft e leggera anche nei momenti più ‘aggressivi’ del lavoro; avremmo preferito una maggior incisività delle chitarre, un maggior contrasto tra le variabili, ma sempre tristi, emozioni promulgate da una compagine che sa come toccare i giusti tasti degli affetti degli aficionados di tali sonorità.
Un altro tassello del puzzle che non ci quadra più di tanto è la durata del lavoro e la quantità di brani posizionati in tracklist: dodici sono troppi e un’ora di musica, per gli Eternal White Trees, risulta difficile da gestire tutta allo stesso livello; automatica, dunque, la presenza di un paio di momenti meno ispirati se paragonati alla qualità media del lotto completo, pezzi che quando presi singolarmente fanno anche la loro onesta figura, ma, nel computo totale del lavoro, allungano di una decina di minuti un album che avrebbe dovuto scorrere più conciso e dritto al punto – come fece in definitiva il precedente disco.
Terminati gli aspetti negativi di “Prelude Of Loss” – che però, lo precisiamo, non sono tali da pregiudicare troppo l’operato degli Eternal White Trees – ci resta comunque un album di livello medio-alto, denso e maturo, capace di inanellare una sequenza di tracce a tratti davvero piacevole, come ad esempio all’altezza delle molto Katatonia-oriented “Rest For A Moment”, “Into The Abyss Of Night” e “Upon The Moon”, oppure nel caso dell’ottima “Pale Sun Sad Moon”, anch’essa sulla scia di Paradise Lost, ancora Katatonia e dei nostrani Shores Of Null.
La voce di Evangelou è quasi sempre usata in timbri puliti, con qualche sporadica puntatina in una versione più distorta che richiama un growl molto effettato; l’esecuzione strumentale di Billé e Tilenni è più che adatta al genere musicale espresso, scevra da inutili tecnicismi o pezzi di bravura individuale, bensì concentrata sul fornire empatia, decadenza e passaggi tenebrosi ad un disco che però non è mai troppo oscuro, né mai troppo disperato, ma che si barcamena languido attorno a quel rarefatto sentimento identificabile tra il rimpianto per gioie perdute e l’incapacità del presente di portare il benché minimo raggio di sole.
Midtempo tristemente cadenzati come l’opener “Time In A Candle”, la commovente “The Army Of Nothing” oppure “A Stranger Inside The Mirror” descrivono bene questo feeling, mentre un po’ forzata pare la decisione di chiudere il lavoro con due episodi più atipici e fin troppo solenni: “And If You Have To Leave”, traboccante di tastiere, e la più doomy e dolciastra “Time Has Come”. Considerazione a parte merita la cover di “Such A Shame” dei Talk Talk, ben riuscita e particolare, e in grado di non stonare affatto con il mood crepuscolare di tutto “Prelude Of Loss”.
Insomma, peccato per quei dettagli sottolineati più sopra, che ci fanno propendere per solo un’abbondante sufficienza, perchè per determinati attimi e momenti del platter il voto meriterebbe di essere molto più alto. Forse togliere qualcosa in fase di programmazione e composizione del disco avrebbe giovato ad un esito più compatto, focalizzato ed in ultimo più esaltante; così non possiamo fare a meno di storcere un pochino il naso.
Un ascolto è comunque consigliato, per i completisti non ci sono controindicazioni!

 

TRACKLIST

  1. Time In A Candle
  2. The Last Dance
  3. Pale Sun Sad Moon
  4. A Stranger Inside The Mirror
  5. Not Anymore
  6. Such A Shame
  7. Into The Abyss Of Night
  8. Rest For A Moment
  9. The Army Of Nothing
  10. Upon The Moon
  11. And If You Have To Leave
  12. Time Has Come
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