ETERNITY’S END – Embers Of War

Pubblicato il 30/11/2021 da
voto
8.0
  • Band: ETERNITY'S END
  • Durata: 00:45:13
  • Disponibile dal: 26/11/2021
  • Etichetta:
  • Prosthetic Records

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Dopo due album così sfavillanti da far drizzare letteralmente le antenne ad ogni appassionato di power metal, i teutonici Eternity’s End giungono alla loro terza opera, ossia uno dei passaggi più importanti in assoluto nel momento in cui una line-up è alla ricerca della propria consacrazione all’interno del mercato.
La formazione al suo interno può vantare la presenza di ben cinque talenti provenienti da un numero sconfinato di progetti musicali di squisita fattura, peraltro appartenenti ai filoni più disparati: la mente dietro agli Eternity’s End è ancora una volta il fenomenale mago della sei corde Christian Munzner, membro in pianta stabile di Paradox, Obscura e Alkaloid, dai quali provengono anche il bassista Linus Klausenitzer e il batterista Hanness Grossmann, mentre alla voce vi è per la seconda volta di fila quel fenomeno brasiliano che risponde al nome di Iuri Sanson, ex frontman dei celebri Hibria. Il nuovo ingresso alla sei corde è il simpatico Justin Hombach, che coi suoi Aeos ci aveva piacevolmente colpito alcuni anni fa, e considerando la necessità di sostituire un virtuoso come Phil Tougas riteniamo che la scelta sia oltremodo azzeccata.
La dipartita anche del tastierista Jimmy Pitts è a suo modo indice di una riduzione della presenza del suddetto strumento all’interno delle composizioni, che comunque possono vantare degli inserti gestiti direttamente dal sopracitato Christian. Il risultato finale non può che essere un lavoro che strizza ancora di più l’occhio alle incarnazioni più vecchia scuola del power metal, i cui estimatori è bene che prestino la dovuta attenzione, poiché farsi sfuggire uno qualsiasi degli album degli Eternity’s End potrebbe equivalere quasi a un crimine.
La tracklist è abbastanza breve, e ad essere sinceri si tratta probabilmente dell’unico difetto effettivo, dal momento che l’ascolto fila via in un baleno, costringendoci di fatto a premere nuovamente il tasto ‘play’ per fare un’altra immersione all’interno delle fantasiose ambientazioni rappresentate all’interno dei testi. Queste variano dal fantasy classico a quello più di tipo futuristico, senza però lesinare su inserti di matrice lovecraftiana, come suggerito dalla affilatissima “Hounds Of Tindalos”: qui delle soluzioni vicine ai Running Wild si abbinano ad un ritornello in stile Rhapsody, per sfociare poi in un assolo neoclassico e degno di un Impellitteri qualsiasi.
In generale il sound degli Eternity’s End si presenta tagliente come un rasoio, ma anche terremotante ed evocativo, come suggerito dalla opener “Dreadnought (The Voyage Of The Damned)”, dedicata probabilmente alla belligerante figura proveniente dall’universo di Warhammer 40k, in cui il gusto melodico la fa da padrone insieme al devastante comparto musicale, virando ulteriormente verso il solismo e lo shredding nella seguente “Bene Of The Black Sword”, che guarda a caso cita quella inesauribile fonte di ispirazione che è il ciclo di Elric di Melnibonè, scritto da Michael Moorcock.
“Call Of The Valkyries” ripropone degli stilemi che a suo tempo fecero la fortuna del capolavoro “Unyielding”, e “Arcturus Prime” riuscirebbe a spiccare all’interno di un album tra i migliori degli Iron Savior, band che non menzioniamo a caso, considerando la presenza del buon Piet Sielck e di Jan-Soren Eckert ai cori.
La più oscura “Shaded Heart” modula sul tema con la sua parvenza cadenzata e, a tratti, quasi poetica e danzabile nella sua aggressività velata, ma è con “Deathrider” che si torna a far roteare i capelli, trattandosi probabilmente della traccia più metallara del pacchetto, con la giusta enfasi rivolta all’adrenalina più elettrizzante e a quei riferimenti ad acciaio e morte che ancora oggi gasano i metalhead cresciuti a pane e Manowar.
Come da tradizione, oggi più di ieri, l’ascolto termina con una suite, nonché titletrack, di oltre nove minuti e pregna di tutto ciò che gli Eternity’s End vogliono incarnare, incluso un inizio al limite del thrash metal e delle variazioni interessanti mirate a mantenere alta l’asticella del coinvolgimento anche negli istanti finali. Ciò ci porta a pensare che la scelta di includere solo otto tracce in scaletta sia stata ponderata anche sulla base di questa necessità, onde evitare di incappare in piattezze o riempitivi.
Un lavoro a parer nostro leggermente inferiore rispetto allo straordinario predecessore, che se ascoltato oggi continua a toccare delle vette di esaltazione, equilibrio e songwriting che qui risultano presenti, ma con risultati meno ‘over the top’. Ciò nonostante, si tratta dell’ennesimo grande album di genere power metal datato 2021, e gli Eternity’s End possono dire senza vergogna di aver superato la prova del terzo album. Fatelo vostro, a patto di digerire il virtuosismo e le smitragliate iper-tecniche, poiché qui ce ne sono davvero tante.

TRACKLIST

  1. Dreadnought (The Voyage Of The Damned)
  2. Bane Of The Black Sword
  3. Hounds Of Tindalos
  4. Call Of The Valkyries
  5. Arcturus Prime
  6. Shaded Prime
  7. Deathrider
  8. Embers Of War
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