ETHS – Tératologie

Pubblicato il 29/04/2008 da
voto
7.5
  • Band: ETHS
  • Durata: 01:08:54
  • Disponibile dal: 25/04/2008
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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A dispetto del detto “Never judge a book by the cover” è un dato di fatto come nel panorama metallico la copertina sia il più delle volte indicativa di quello che ci aspetterà una volta inserito il cd nel lettore: lungi dall’essere un problema, ciò tuttavia non fa che aumentare la curiosità dell’ignaro ascoltatore nel momento in cui ci si trovi viceversa di fronte ad un disco il cui artwork rappresenta non lo specchio fedele né un mero riempitivo ma bensì l’anticamera dell’universo sonoro proposto dalla band in questione. Ed è proprio questo il caso di “Tératologie” (per la cronaca la teratologia è lo studio delle mostruosità corporee congenite: ecco spiegato il senso della cover), secondo lavoro per i francesi Eths a tre anni di distanza dal precedente “Soma”, fortunato debutto capace di vendere più di ventimila copie solo in madre patria. Il successo riscosso dal quintetto marsigliese e la presenza dietro al microfono della graziosa Candice potrebbero far pensare all’ennesimo gruppo clone dei vari Evanescence o Lacuna Coil, ma sono sufficienti i primi secondi dell’iniziale “Bulimiarexia” per fugare ogni timore in proposito: musicalmente parlando ci troviamo infatti di fronte ad una proposta che, pur mescolando abilmente sonorità nu-metal e metal-core, si fa notare soprattutto per le vocals in lingua madre della già citata Candice, il cui passaggio repentino dall’angelico all’indemoniato riesce a rendere l’idea di come suonerebbero i Mudvayne in un’improbabile collaborazione con la neo-signora Sarkozy. Ma sarebbe oltremodo riduttivo inquadrare i nostri entro tali, per quanto atipici, confini: di fronte alla rabbia schizofrenica di cui trasudano pezzi come la title track o la latineggiante “Atavhystérie” l’impressione infatti è che i nostri, fedeli al titolo del loro nuovo parto, abbiano voluto creare un mostruoso ibrido mutaforma capace di unire i vocalizzi da usignolo di Edith Piaf con le sonorità massice mutuate, in una sorta di par condicio, tanto dalla scena core (Bleed the Sky/Chimaira/God Forbid) quanto da quella nu (Slipknot/Korn). Non paga di ciò, la band ha pensato bene di avvolgere infine il tutto in una (lurida) patina di malsana claustrofobia, andando così a comporre un blend sonoro che si pone come ideale complemento per un film di Eli Roth (l’autore dei due episodi della fortunata serie “Hostel”) o un libro di Palahniuk. Nulla da eccepire neanche sull’ottima produzione presso i newyorkesi Sterling Studios (Metallica e AC/DC fra gli altri), la quale non fa che donare ulteriore lustro ad un lavoro tanto riuscito nella forma quanto nella sostanza. Se poi ci troviamo effettivamente al cospetto del vaso di Pandora del terzo millennio o se al contrario stiamo semplicemente assistendo ad un ultimo colpo di coda delle sonorità più in voga dell’ultimo decennio, è un quesito al quale solo il tempo potrà dare risposta: nel frattempo non ci resta che goderci questo ottimo comeback dei transalpini e consigliarne l’ascolto a tutti coloro che desiderano riconciliarsi con l’idioma francofono, vendicando così anni di vessazioni causate da invadenti tormentoni estivi propinatici da presunte Lolite e aspiranti first-lady.

TRACKLIST

  1. Stultitiae Laus
  2. Bulimiarexia
  3. Ondine
  4. NaOCl
  5. Tératologie
  6. V.I.T.R.I.O.L
  7. Priape
  8. Hydracombustio
  9. Atavhystérie
  10. Rythmique de la bête
  11. Ileus Matricis
  12. Ileus Terebelle
  13. Holocauste à trois temps
  14. Animaexhalare
  15. Liquide éphémère
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