7.0
- Band: EVANESCENCE
- Durata: 00:49:06
- Disponibile dal: 05/06/2026
- Etichetta:
- BMG
Nel 2003, quando il nu metal è all’apice di popolarità, gli Evanescence pubblicano il debutto “Fallen”. Trascinato dagli immensi singoli “Bring Me To Life” e “My Immortal”, l’album vende milioni di copie in tutto il mondo, portando a casa due Grammy Awards e moltissime certificazioni, insieme all’adorazione di moltissimi fan in tutto il mondo. Amy Lee, cantante ed autrice, diventa istantaneamente un’icona del rock a livello internazionale. Il percorso degli Evanescence non è però facile sin dal secondo disco, in cui la band perde l’altro compositore principale (il chitarrista Ben Moody) e si affida al sostituto Terry Balsamo (Cold), che però ha un infarto e deve affrontare un lungo periodo di riabilitazione. In pochi anni, Amy diventa l’unico membro stabile della band e, prendendosi carico di gran parte del songwriting, assume la guida creativa del gruppo, che dal nu metal degli albori fa radici nel gothic rock con influenze di musica metal e classica, per poi aggiungere elementi elettronici alle proprie coordinate.
Il periodo recente vede un grande ritorno commerciale dei nomi storici del ‘nu’ dei primi anni 2000, e per quanto consapevoli di quanto gli Evanescence siano diversi da Korn, Limp Bizkit e Linkin Park, è indubbio che facciano parte di questa famiglia allargata, che ha saputo conquistare il grande pubblico e mantenere il proprio status. Indubbiamente la band di Amy Lee ha saputo farlo in maniera migliore di altri, senza subire evidenti cali di popolarità, ma, considerate le rare pubblicazioni, il momento è propizio per tentare di riavvicinarsi, discograficamente, ai fasti commerciali mai ritrovati del debutto.
A chi affidare questa missione impossibile? Oltre a dar spazio alla penna del batterista Will Hunt (Black Label Society, Crossfade e… Vasco Rossi) arriva il duo più blasonato del momento, quello dei producer ed autori Jordan Fish e Zakk Cervini, complici del successo di Bring Me The Horizon e, a valanga, di mezza scena alternative/metalcore di questi anni. Ovviamente si ha il cervello e la decenza di non far suonare “Sanctuary” come un disco di Poppy, ma è chiaro e trasparente come si cerchi di spingere la band in una configurazione attuale e contemporanea, pur rispettando, condizione necessaria, i canoni ed i tratti distintivi e storici. I presupposti sono arrivati nel singolo collaborativo stand-alone “End of You”, con Courtney La Plante (Spiritbox) e Poppy (entrambe sotto l’ala di Fish); ora le nuove tendenze sono evidenti nelle componenti nu metal e nei ritornelli da classifica di “Who Will You Follow”, nella modernità dei riff esplosivi del singolone “Who Will You Follow”, nel battito elettronico della title-track e nei tastieroni di “Self Destruct”. Anche l’opener “Beautiful Lie”, per quanto non veda Fish e Cervini tra gli autori, tenta un approccio inedito con riff sfalsati ed un ritornello asimmetrico e reminiscente del prog metalcore. Restano centrali ed insostituibili, a portare avanti il brand importantissimo, i brani più semplicemente gothic rock, “Afterlife” su tutti, così come su tutto regna suprema l’aura di Amy Lee, leader assoluta e di polso che firma l’ennesima prova convincente, forte e sicura di sè anche quando la parte autorale può essere tacciata di riciclo. Parlando di zona di comfort, è strano constatare come le ballad “How Do I Heal” e “Forever Without You”, nonostante l’ennesima buona prova della cantante, lascino poco il segno, andando a costituire l’unico elemento trascurabile nell’economia del lavoro.
Ancora una volta gli Evanescence hanno provato a portare avanti, evolvere ed attualizzare la propria formula, senza tentare un posticcio ritorno al passato, ma anche senza snaturare una presenza e una formula stilistica che hanno una base di fan davvero troppo estesa per prendere in considerazione la possibilità di lasciare indietro qualcuno. Qualcuno potrà giudicare questa via come poco coraggiosa, ma in generale non si può condannare una raccolta che consolida, per la sesta volta in carriera, un percorso coerente e che ha saputo imporsi come un riferimento, tentando anche qualche piccola cosmesi per stare al passo coi tempi. Di sicuro non demolirà le classifiche, ma contemporaneamente non scontenterà nessuno. Per delle superstar che possono andare avanti anche senza pubblicare nuova musica, non è poco.
