EVENT – Scratching At The Surface

Pubblicato il 03/04/2003 da
voto
4.5
  • Band: EVENT
  • Durata: 00:47:56
  • Disponibile dal: 03/04/2003
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

Nelle intenzioni degli Event, questo “Scratching At The Surface” dovrebbe essere il manifesto di un nuovo sound che fonde progressive metal e rock moderno. In realtà si tratta di un tentativo, piuttosto mal riuscito, di rendere commerciale un genere che per sua natura non lo è, ossia il progressive rock/metal. Dall’ascolto di questo album, infatti, risultano chiare due cose. Primo: in questi tredici pezzi non c’è la benché minima traccia di progressive metal, per il semplice fatto che le chitarre non solo occupano un ruolo di secondo piano e, quand’anche ci sono, vengono in realtà processate e trasformate in effetti, per cui sarebbe più giusto parlare di progressive rock. Secondo: questo “Scratching At The Surface” mostra una preoccupante confusione da parte degli Event su cosa vogliano effettivamente suonare; non ci troviamo, infatti, di fronte ad un ibrido coerente di diversi generi musicali, ma piuttosto di fronte ad un incoerente miscuglio di generi che non si amalgamano tra di loro e che comunica un certo senso di incompiutezza. In pratica sembra che gli Event vogliano piacere a tutti, con il risultato che alla fine non piacciono a nessuno. Del resto basti ascoltare le parole del chitarrista Shaun Michaud per rendersi conto di ciò: “Siamo commerciali, ma possiamo piacere anche ai fan del progressive metal. Le nostre maggiori influenze sono sia gruppi progressive come King’s X, Queensryche e Dream Theater, sia gruppi di modern rock come Nine Inch Nails, Tool, Garbage, Queens Of The Stone Age”. In realtà, rispetto alla confusione generale che regna nei pezzi, nei pochi momenti in cui la musica si fa più definita, gli Event suonano esattamente come gli Incubus di “Make Youself”, che stranamente è l’unico gruppo non citato tra le loro influenze. Passando alle canzoni, è da notare che la caratteristica comune di queste tredici tracce è un uso smodato dell’elettronica più commerciale in cui affogano praticamente tutti gli altri strumenti, che quasi passano in secondo piano, chitarre comprese. Il disco parte bene con l’opener “Make Your Way”, che è forse la canzone più progressive del lotto, e che riesce in parte nell’intento di fondere elementi prog con altri più elettronici. Si passa poi ad episodi meno ispirati e che strizzano sempre più l’occhio alle posizioni di alta classifica come “Someone”, caratterizzata da una base acustica su cui spiccano i soliti loop ed effetti, tanto che si potrebbe tranquillamente parlare di nu-metal (alla Incubus, appunto). La realtà è che su questo “Scratching At The Surface” non c’è un solo pezzo memorabile: tutti quanti scorrono via senza quasi accorgersene e senza riuscire a catturare l’attenzione dell’ascoltatore nemmeno quel minimo che basti. Nella speranza che in futuro gli Event riescano a focalizzare meglio la loro proposta, per il presente credo che abbiano fatto un vero e proprio buco nell’acqua.

TRACKLIST

  1. Make Your Way
  2. Under My Skin
  3. Someone
  4. Scratching At The Surface
  5. One Simple Fall
  6. Wont Come Loose
  7. Into The Fray
  8. Live, Life, Love, Beed
  9. Pleasure In The Pain
  10. It Makes Me...Me
  11. All Too Real
  12. Siren
  13. Too Much
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