6.5
- Band: EVERMORE
- Durata: 00:41:09
- Disponibile dal: 21/04/2023
- Etichetta:
- Scarlet Records
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Secondo album per questo trio svedese, reduce da un esordio abbastanza convincente per i fan del power metal melodico più canonico. “In Memoriam” funge quindi un po’ da banco di prova, specialmente alla luce di un debutto tanto classicheggiante (in diversi punti derivativo). E la giovane band ne viene fuori piuttosto bene, seppur senza poter urlare al miracolo: rimanendo sempre fortemente ancorata ai territori musicali di provenienza, proponendo un power dalle grandi aperture melodiche, veloce e positivo, ma anche energico e solido.
Gli Evermore si confermano maggiormente orientati verso il protagonismo delle tessiture chitarristiche, con riff e momenti solistici protagonisti, molto di più rispetto alle partiture orchestrali (quasi del tutto assenti). Questo aspetto li colloca in un buon crocevia tra power tedesco (a volte anche statunitense) e power nordeuropeo: negli arrangiamenti si sentono le influenze di Gamma Ray ed Helloween, di certi Rage, mentre è permanente lo spesso strato di riferimenti inerenti il vasto magistero di Stratovarius, Sonata Arctica, i più recenti Majestica, ma specialmente Freedom Call e Edguy (tra i ‘tedeschi meno tedeschi’ nel novero del power degli ultimi decenni). Dunque gli Evermore vanno di diritto a collocarsi nel sottobosco di gruppi power metal di qualità ma che, per mancanza di veri e propri elementi di originalità e (per ora) di un album davvero seminale, sembrano poter galleggiare nell’apprezzamento ristretto dei veri appassionati del genere. Non si tratta di un demerito, e non è nemmeno un destino già scritto, poiché sono tante le band che, negli anni, in un contesto simile e con un approccio musicale accostabile agli Evermore, sono rimasti sempre in piedi con una solida e tutto sommato ampia fanbase (si pensi ai Dreamtale, ai Nocturnal Rites, ai Fairyland, ai Power Quest, agli Ancient Bards, e molti altri).
“In Memoriam” si presta a essere ascoltato con vero piacere dagli amanti delle sonorità di cui sopra. Non è un disco che annoia, e in certi momenti si raggiungono idee compositive molto efficaci, al netto della non singolarità di esse – su tutti il singolo “Forevermore” (spinto con un video purtroppo vagamente cringe), la conclusiva “Queen Of Woe”, ma anche la a tratti thrasheggiante “Nightfire”. La perizia tecnica dei tre membri del combo è insindacabile, la produzione è adeguata nel far risaltare poderosamente il comparto chitarristico: non manca nulla per avere un album ben fatto, se non quel passo in più che possa allontanare, almeno leggermente, gli Evermore da luoghi musicali già fin troppo frequentati da moltissimi ascoltatori negli ultimi vent’anni. Si ha così il sentore che il prossimo album sarà realmente quello determinante per capire se abbiamo davanti un progetto riconoscibile che durerà nel tempo o un ennesimo gruppo capace di fare buon power metal ma simile a molti altri.
