6.5
- Band: EVERMORE
- Durata: 00:50:09
- Disponibile dal: 20/03/2026
- Etichetta:
- Scarlet Records
Torna a farsi sentire il gruppo nordico denominato Evermore, che non aveva brillato particolarmente nelle sue prime pubblicazioni ma che cerca di rifarsi con questo terzo lavoro in studio, il tanto atteso step all’interno della carriera di una band, che da sempre viene definito dagli addetti ai lavori e dagli appassionati come quello della verità.
Bisogna ammettere che i miglioramenti per il quintetto svedese ci sono stati e sono evidenti lungo queste dieci tracce, in particolare nella produzione ma anche nella capacità di comporre pezzi nel complesso abbastanza trascinanti.
Il loro è un power metal molto tradizionale e melodico di chiaro stampo tedesco e scandinavo, di quello che andava per la maggiore un quarto di secolo fa, capace sia di scorrere via con rapidità trascinato da ritmi spesso sostenuti, ma anche di dimostrare la propria potenza e grinta quando serve.
La band mette subito le cose in chiaro con una opener bella corposa e ben strutturata, con chitarroni vibranti ed un sound possente che ricorda da vicino qualcosa dei greci Innerwish con il loro power metal dalle influenze heavy, anche se ben presto ci accorgiamo di come gli Evermore decidano di puntare spesso su brani particolarmente melodici. In fin dei conti non ci sarebbe niente di male, se non fosse che molte delle soluzioni proposte ricordano troppo da vicino alcune composizioni firmate Tobias Sammet, sia nella sua carriera negli Edguy sia nell’avventura denominata Avantasia.
Non mancano quindi ritornelli ariosi, ma anche riff stoppati e doppia cassa che corre spedita, eppure il tutto appare condito da poca personalità: insomma, è piuttosto evidente come “Nightstar Odyssey” abbia preso come riferimento la bellissima “The Scarecrow”, title-track del terzo album di Avantasia, durante la strofa.
E in episodi come “Oath Of Apathy” e “The Illusionist” questo problema diventa ancora più evidente: la prima possiede un andamento che non può che riportare al favoloso midtempo “Out Of Control” (pezzone contenuto in “Vain Glory Opera”), con un coretto finale che è un chiaro plagio proprio alla band di Tobias, assoluta protagonista della scena power metal mondiale. La seconda è invece una power song dal refrain molto simile a quello di “Shelter From The Rain”, anch’essa presente in “The Scarecrow”, solo che qui non troviamo nessun Kiske al microfono a rendere tutto straordinario, ma ‘solamente’ un buon Johan Haraldsson, cantante della band, il quale, anche vocalmente, non fa nulla per nascondere la sua adorazione verso il talentuoso compositore e frontman Sammet.
Discorso diverso per l’inno metallico “Armored Will”, roccioso e tuonante, più vicino alle sonorità heavy dei Dream Evil: con esso i Nostri piazzano sicuramente uno dei brani più riusciti di tutto il disco, una canzone davvero possente che forse mostra la strada che gli Evermore dovrebbero seguire con più decisione in futuro, perché ben vengano i pezzi power suonati a ritmi sostenuti (senza ovviamente le scopiazzature) ma andrebbero intervallati con una presenza più massiccia di composizioni robuste.
Nonostante i brani presenti in questo disco siano tutti abbastanza piacioni e piacevoli, sarebbe servito uno sforzo maggiore per creare delle soluzioni sonore – sia vocali che strumentali – più personali e meno riconducibili alle band che fin troppe volte abbiamo menzionato in queste righe.
Viste le premesse, dove ci aspettavamo che gli Evermore riuscissero a staccarsi maggiormente dalle loro influenze principali, non possiamo essere pienamente soddisfatti di un lavoro come “Mournbraid”, dove mancano ancora una volta carattere e personalità.
