5.5
- Band: EVERSIN
- Durata: 00:39:20
- Disponibile dal: 19/02/2010
- Etichetta:
- My Kingdom Music
- Distributore: Masterpiece
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Arrivano alla prima pubblicazione ufficiale gli italiani Eversin, forse più conosciuti con il loro precedente moniker Fuoco Fatuo che li aveva visti debuttare nel 2006 con l’album “Our Elegy”. Poco o nulla è cambiato rispetto alla precedente incarnazione della band, dato che Sergio Calì (tastiere) e Mimmo Petrella (batteria), pur non facendo più parte della formazione appaiono in questo “Divina Distopia” in veste di guest mentre il genere rimane fortemente ancorato al power-prog degli esordi. Non fatevi ingannare dalle band tirate in ballo dall’etichetta discografica: di Nevermore, Megadeth ed Annihilator non c’è alcuna traccia in questo “Divina Distopia”. Giangabriele Lo Pilato alla sei corde si dimostra un abile riff-maker capace di fornire la giusta profondità e corposità al suono degli Eversin, abile sia in sede ritmica che solista: le composizioni, se si esclude una rapida outro, ondeggiano tra i cinque e i sette minuti e risultano scorrevoli e mai forzate nei loro cambi di umore, attestando la durata del lavoro intorno alla saggia durata di quaranta minuti. Tracce come “Wings Ov Tears”, la titletrack e “Suddenly” si fanno ascoltare senza troppi complimenti anche per merito dei riusciti refrain e della buona struttura delle composizioni, dotate di buona complessità ma che non scade mai nell’autocompiacimento. Il mood futuristico del lavoro purtroppo non viene ricreato al meglio dai sampler disseminati nelle composizioni: purtroppo gli inserti non riescono a fornire al lavoro la profondità richiesta e in più di un’occasione risultano alquanto fastidiosi. Purtroppo “Divina Distopia” non riesce a spiccare il volo a causa della non perfetta esecuzione vocale di Angelo Ferrante: la prestazione del singer è altalenante e anche per via di una pronuncia lontana dall’essere perfetta le tracce stentano a decollare rimanendo intrappolate in una certa mediocrità. Alla fine dell’ascolto si rimane un po’ con l’amaro in bocca per l’occasione sprecata da una band ormai sulle scene da una decade: la buona prova strumentale e la riuscita produzione non riescono purtroppo a controbilanciare le ombre che influenzano in maniera pesante la fruizione dell’album. Un vero peccato per l’occasione sprecata.
