EVERY TIME I DIE – The Big Dirty

Pubblicato il 11/09/2007 da
voto
8.0
  • Band: EVERY TIME I DIE
  • Durata: 00:36:15
  • Disponibile dal: 04/09/2007
  • Etichetta: Ferret Music
  • Distributore: Andromeda

Spesso accade che un disco pregevole non venga preso istantaneamente nella giusta considerazione, in questo modo i media in generale, nella scomoda condizione di dover dare un giudizio quasi immediato, non riescono ad esprimersi a dovere in una recensione. Oggi molti si troveranno ad incensare gli Every Time I Die a prescindere, per rimediare al trattamento ingiusto riservato al capolavoro “Gutter Phenomenon”. Tutto questo discorso non vale per Metalitalia: possiamo dirvi da subito quindi che “The Big Dirty” è sì inferiore alla precedente uscita dei ragazzi di Buffalo, ma solo di un soffio: manca infatti l’effetto sorpresa, non ci sono sostanziali e drastiche evoluzioni nel suono, ma lo screamo/rock n’ roll (definizione pigra ed estremamente riduttiva ma di sicuro migliore di metalcore) della formazione è rimasto esplosivo e frizzante, quindi chi ne ha bisogno? Confermando la matrice southern dell’ultimo capitolo, la band di Keith Buckley sforna riff e costruzioni originali, intricate e tecniche, supportate da liriche che confermano il particolare senso dell’umorismo dei quattro (basta leggere i titoli), iniziando dalle brutali “No Son Of Mine”, “Leatherneck” e “We’rewolf” (c’è ancora la cowbell!) e continuando nella prima metà dell’album, dedicata agli episodi più violenti e ai breakdown più azzeccati, dove la veloce “Pigs Is Pigs” ci riporta ai tempi di “Hot Damn!”. E’ nella seconda parte dell’album che il combo si dedica agli episodi più originali e meglio riusciti, dove la melodia s’insinua tra i growl del versatile frontman: “Rendez-Voodoo”, “INRihab” e “Buffalo Gals” sono francamente irresistibili, eccentriche, comiche, e riescono a far schizzare alle stelle un lavoro che sembrava ‘solamente’ ripetere il meglio di quanto prodotto in passato, tra un motivetto scanzonato e un giro pazzoide. Una sicurezza dal vivo, gli Every Time I Die restano uno dei pochi gruppi su cui puntare ad occhi chiusi; e sebbene non siano (ancora) finiti nel Club degli amici di Billboard si sono confermati ai livelli della loro fama. Quattro dischi, quattro assi. Poker.

TRACKLIST

  1. No Son of Mine
  2. Pigs Is Pigs
  3. Leatherneck
  4. We'rewolf
  5. Rebel Without Applause
  6. Cities and Years
  7. Rendez-Voodoo
  8. A Gentleman's Sport
  9. INRihab
  10. Depressionista
  11. Buffalo Gals
  12. Imitation is the Sincerest Form of Battery
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