7.0
- Band: EVOKEN
- Durata: 01:11:43
- Disponibile dal: 20/03/2005
- Etichetta:
- Avantgarde Music
- Distributore: Masterpiece
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Sempre più lugubri. Già. “Quietus”, uscito sempre Avantgarde Music nel 2001, aveva mostrato quanto fosse catacombale questo combo statunitense, e ora il nuovo, monolitico “Antithesis Of Light” getta nuove ombre su un gruppo che è alla costante ricerca degli abissi sonori più profondi. Una musica carnale, soffocante, un lenta agonia che vi tiene in scacco per più di un’ora. Infinita. “In Solitary Ruin” sancisce in maniera definitiva gli Evoken come una delle band più estreme in ambito doom di questo nuovo millennio, sebbene si tratti di un doom assai diverso da quello che siamo abituati a sentire in Europa se si pensa a gruppi come My Dying Bride o altri. Forse solo con la scena finlandese c’è qualcosa in comune, dal demo dei Thergothon al debut dei Dolorian, ma si tratta solo di ipotesi, brevi momenti che hanno un’aura mortifera comune. Si tratta solo di una sensazione, ma si sente che gli Evoken sono americani e si potrebbero prendere i Nile, i primi Brutal Truth e i più tetri Type O Negative del debut – tralasciando le pur forti influenze hardcore – e farli girare a 33 giri anziché 45, rallentarli, distorcerli nella viscerale oscurità del sound di questi pachidermi del metal estremo e qualcosa suonerebbe proprio come gli Evoken. Più che melodie sarebbe giusto parlare di litanie per questo “Antithesis Of Light”, release che non lascia davvero trapelare alcun accenno a qualcosa di musicalmente ‘solare’: né melodie, né alcun passaggio digeribile. Gli Evoken hanno anche creato un sound abbastanza personale e gli arpeggi minimali che spesso accompagnano i brani hanno un suono tetro come quello di una campana che suona nel cimitero. Questo lento e sofferto incedere, così morboso e putrido, ha un qualcosa di liturgico, di quasi ‘sacro’. La manifestazione delle tenebre è possibile anche attraverso una lenta tortura, e gli Evoken sono qui per ricordarcelo. Plumbei.
