8.0
- Band: EVOKEN
- Durata: 01:10:30
- Disponibile dal: //2008
- Etichetta:
- Solitude Prod.
Su “Embrace The Emptiness” degli Evoken si potrebbero scrivere pagine e pagine di lodi sperticate oppure basterebbero due righe per fare capire la bellezza del lavoro; ci si potrebbe comporre un romanzo decadente e gotico o potrebbe essere descritto con un versetto ermetico. Fatto sta che la Solitude Production ha fatto un’opera preziosissima recuperando il debutto sulla lunga distanza degli americani, originariamente uscito nel 1998. I ragazzi proponevano un death doom ovviamente influenzato dai primi My Dying Bride, primi Paradise Lost e Disembowelment ma, a loro grandissimo merito, va detto che la loro musica è estremamente personale e che mai prima di allora il doom ha toccato tali vette di oscurità. Già solo dai tre minuti abbondanti di intro si capisce di avere a che fare con un gruppo estremamente preparato e personale e con una proposta musicale pesantissima che trova pochissimi spiragli di luce. A partire da “Tragedy Eternal” poi ci si trova faccia a faccia con un doom terrificante, fatto di riffing monolitico, sezione ritmica che alterna tempi mortiferi a sfuriate che non ci si aspetta, le tastiere di Dario Derna che svolgono un ruolo fondamentale nel tenere insieme le varie tracce e sopra tutti il growling catacombale di John Paradiso (mai cognome fu meno adatto di questo), ripreso poi da svariati gruppi funeral. “Chime The Centuries’ End” è una perla oscura appena squarciata da un break centrale fatto di chitarre pulite e voce recitata, mentre “Lost Kingdom Of Darkness” è graziata da un lavoro di pianoforte eccellente e da una grandissima prova ai piatti di Vince Verkay. In “Ascend The Maelstorm” e nella conclusiva “Curse The Sunrise” viene a galla l’anima maggiormente epica degli Evoken, sempre inserita in un doom nero come la pece. Nell’ultima traccia si evidenziano anche delle partiture piuttosto veloci ed assimilabili al death tout court. Insomma, “Embrace The Emptiness” è un album difficile, coraggioso e l’ascolto è consigliato a chi non teme determinate sonorità. Garantiamo che coloro che sapranno entrare appieno nelle note degli Evoken difficilmente rimarranno delusi e la loro mente vagherà e si perderà nelle nere fantasie dipinte dagli americani. Album esemplare e manifesto del doom death di seconda generazione: da avere insieme a tutti gli altri lavori della band.
