EX EYE – Ex Eye

Pubblicato il 02/09/2017 da
voto
7.5
  • Band: EX EYE
  • Durata: 00:48:29
  • Disponibile dal: 23/06/2017
  • Etichetta:
  • Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

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Jazz e metal estremo non sono da tempo due mondi distanti e incapaci di comunicare. John Zorn e i suoi Naked City, il suo umorale amico Mike Patton, in seguito Jorgen Munkeby e i pazzoidi Shining, tanto per fermarci ai nomi più noti, hanno abbattuto le barriere e creato degli spastici mostriciattoli di tempi sincopati, liquide melodie assassine, trancianti scariche adrenaliniche torturate da miriadi di effetti disturbanti. Attribuendo una forte componente noise a un marasma strumentale di vertiginoso tasso tecnico, intrinsecamente spiritato e privo di alcun tipo di limite nel concepimento e nell’esecuzione, chi si è impegnato a far dialogare jazz e metal ha fondato dei canoni estetici ben chiari. Ora ripresi con pari fortuna e una forte dose di personalità dagli esordienti Ex Eye, musicisti che sotto altre denominazioni hanno già fatto parlare di sé in lungo e in largo. A dare il là all’avventura di questo manipolo di coraggiosi sperimentatori ci ha pensato il sassofonista Colin Stetson, una di quelle menti mai dome, irrequiete, che passa con nonchalance dal lavorare con Tom Waits, Arcade Fire, Lou Reed, The Chemical Brothers (e ce ne sarebbero molti altri da citare…) a proiettarsi in una carriera solista che lo vede centrifugare il jazz avanguardistico con l’indie-rock e il post-rock, se non addirittura a rivisitare la terza sinfonia del compositore Henryk Górecki in “Sorrow – A Reimagining Of Gorecki’s 3rd Symphony”. Assieme a lui troviamo il batterista dei Liturgy Greg Fox, il chitarrista Toby Summerfield, altro accanito frequentatore di ambienti jazz avanguardisti, e ai synth un vecchio compagno di merende di Terry Spruance nei Secret Chiefs 3, Shahzad Ismaily, tipico esempio di onnivoro globetrotter che ha sviluppato padronanza di stili e strumenti in numero inconcepibile per i comuni mortali. Cotanto talento e una visione multidimensionale della musica producono un concentrato di suoni non esattamente dei più maneggevoli, destinato inevitabilmente soltanto a chi mastica di frequente sonorità di confine e non si lascia intimidire da tracce disseminate di trabocchetti, invasate, disarticolate in cadenze astruse, che si concedono solo in brevi tratti a un minimo di orecchiabilità. Centrale il sassofono, alto e basso, che dissemina di saliscendi ondeggianti le tracce, intersecandosi alle ansie nevrotiche della batteria. I pochi spazi rimasti liberi sono occupati, con fare meno debordante, da chitarre e sintetizzatori, che acuiscono una sensazione di pressione costante, contribuiscono al sovraccarico a danno dei nostri neuroni; è come se qualcuno o qualcosa gli urlasse addosso parole bellissime ma prive di un vero significato, così da infondere una malsana idea di benessere, miscelata a una nauseante ebbrezza. Il sax si permette andamenti concentrici, irriverenti, portati avanti allo sfinimento, prima di essere mutati in un altro disegno astratto altrettanto bizzarro. Quando appaiono punti d’appoggio, ci accorgiamo presto di come siano vischiosi, veniamo condotti alla deriva o da frullati di note ingovernabili, oppure da stati di sonnacchiosa trance, parenti di un fumoso doom catapultato in una arroventata jam session jazz. Il piglio astioso sul piano ritmico e la diffusa volontà di cercare soluzioni ‘di forza’, pur rispettando schemi aggrovigliati e infondendo gocce di allucinogeno anche ai frangenti più quieti, dà solide motivazioni per una fruizione di “Ex Eye” anche ad ascoltatori restii a farsi avvincere da sperimentazioni assai ardite. Si arriva al termine abbastanza provati, ma consapevoli di aver vissuto un’esperienza uditiva non comune: ne vale la pena.

TRACKLIST

  1. Xenolith; The Anvil
  2. Opposition/Perihelion; The Coil
  3. Anaitis Hymnal; The Arkose Disc
  4. Form Constant; The Grid
  5. Tten Crowns; The Corruptor
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