6.5
- Band: EXMORTEM
- Durata: 00:32:58
- Disponibile dal: 17/01/2005
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
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Quinto disco regolare per i danesi Exmortem, quinta line-up registrante differente e quarta etichetta sotto la quale pubblicare un nuovo lavoro! Piuttosto complicato seguire il percorso musicale della band in questione: dopo Euphonious Records (“Labyrinths Of Horror” – 1995 e “Dejected In Obscurity” – 1998), Hammerheart (“Berzerker Legions” – 2001) e Osmose Productions (“Pestilence Empire” – 2002), tocca alla Wicked World/Earache promuovere il nuovissimo “Nihilistic Contentment”, disco che rispecchia in pieno ciò che riporta il proprio titolo! Nessun compromesso, pochissime e praticamente impalpabili concessioni alla melodia, una valanga di metallo urticante e ultrarapido, sorretto da una produzione potentissima, è ciò che ci offrono gli Exmortem in questo promettente inizio 2005. La formazione del chitarrista Martin Sigtyr è tornata ad avvalersi delle prestazioni del batterista Reno, uno dei più preparati e veloci della scena brutal-death, oltre che degno sostituto di Nick Barker all’indomani dell’allontanamento di quest’ultimo dai Dimmu Borgir, e la rentrée del drummer non fa altro che giovare al combo danese, permettendo ai brani del platter di mantenere una vivacità ed un dinamismo davvero prepotenti, in un genere dove, se si finisce con l’uniformare troppo le composizioni, già simili fra loro per natura, si rischia in ogni istante di cadere nella ripetitività noiosa e rutilante dei peggiori dischi brutal. Il producer Tue Madsen ha svolto un ottimo lavoro, bisogna dirlo, e le canzoni scorrono via piacevoli e “tranquille” una dopo l’altra, aiutate anche da un minutaggio adeguato e da qualche diversivo ben inserito, vedi l’episodio rumoristico “Swamp Of Decadence”, oppure la più lenta e atipica “Black Walls Of Misery”, a tratti ricordante gli Immolation di “Here In After”. La voce devastante di Simon e il lavoro chitarristico di Martin, in classico stile brutal, ma non disdegnante affatto capatine nel grind, donano notevole spessore agli altri pezzi e, seppur non facendo gridare al miracolo, ci consentono di assegnare un’abbondante sufficienza agli Exmortem e consigliare ai puristi del genere l’accaparramento di questo album. Fra i primi massacri dell’anno.
