EXMORTUS – Ride Forth

Pubblicato il 25/01/2016 da
voto
6.0
  • Band: EXMORTUS
  • Durata: 00:44:33
  • Disponibile dal: 11/01/2016
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

Non abbiamo ancora capito bene cosa si sia inceppato. All’arrivo di questo promo nella nostra virtuale scrivania redazionale, non abbiamo nascosto un sincero sorriso di piacere. Al ricordo dello squillante ‘8’ che mettemmo a questa giovane band californiana in occasione di “Slave To The Sword”, il loro disco di tre anni fa, ci aspettavamo infatti grandi cose. Ma, di fatto, le sensazioni generate in noi da questo “Ride Forth” – per quanto comunque non assolutamente negative – non arrivano nemmeno lontanamente a pareggiare il senso di devastante esaltazione che provammo ascoltando il predecessore. Il fatto strano è che non sappiamo nemmeno dirvi bene cosa esattamente non funzioni. La formula è rimasta pressoché invariata: si tratta sempre di violentissimo thrash tedesco arricchito di vocals death metal, con un approccio chitarristico neoclassico ed un flavour, sia lirico che visuale, richiamante i gruppi epic Anni ’80 quali Cirith Ungol o Manilla Road. Una proposta quindi composita e inaspettata, che appunto ci colpì con la forza della novità che ai tempi rappresentava. Di tutto ciò niente è cambiato: la voce del singer ‘Conan’ Gonzales richiama sempre quella di Stanne dei Dark Tranquillity, le melodie di chitarra rimangono di chiara ispirazione Malmsteeniana, e le telluriche ritmiche riportano il marchio Sodom/Kreator marchiato a fuoco (o, più appropriatamente, inciso con l’acciaio). Scendendo più nel dettaglio, però, troviamo una serie di piccole magagne che, prese nel loro complesso, rendono l’ascolto di “Ride Forth” un filo meno stupefacente di quello del nostro caro “Slave To The Sword”. La produzione di questo disco, così pulita e netta, si sposa ad esempio benissimo con lo shredding neoclassico di Conan e Rivera, ma si tratta solo di una delle facce della musica dei Nostri: l’aggressività propria del loro lato thrash teutonico, la stessa che su “Slave To The Sword” era mantenuta da una produzione molto retrò, qui in realtà ne soffre parecchio. I riff spaccaossa, i vari groove macinasassi, rimangono qui in qualche modo stranamente soffocati da questa eccessiva pulizia sonora, che certo premia gli intricati riff a cento all’ora della già citata coppia d’assi, ma sottrae però potenza e coinvolgimento. In definitiva, la band sembra essersi spaccata in due e andata in direzioni opposte: se da un lato il fraseggio solista e lo shredding si sono resi infatti marcatamente più neoclassici, dall’altro la sezione ritmica e il riffing di base sembrano essersi fatti più selvaggi e ignoranti. Questo fatto crea una spaccatura che a posteriori è difficile da colmare: proprio a causa di quanto appena detto sosteniamo che a “Ride Forth”, seppur riproponendoci gli stessi ingredienti di una mistura sonora che ai tempi trovammo esaltante, manca il risultato di riproporci lo stesso sapore. Forse. Magari però sono solo le canzoni a essere meno ispirate. Oppure è una sorta di effetto stanchezza generatosi al nostro secondo incontro con la loro proposta sonora a non convincerci del tutto. Non fraintendete: il voto sottostante non è una bocciatura. Il disco è comunque originale negli intenti, davvero ben realizzato e anzi fin troppo ben eseguito. Però, il nostro lavoro qui ci impone anche di darvi un giudizio complessivo, che in questo caso non può essere lo stesso di tre anni fa. “Ride Forth” non ci dispiace, è un album più che sufficiente, ma la distanza che notiamo dalla precedente uscita ci lascia davvero un po’ l’amaro in bocca.

TRACKLIST

  1. Speed Of The Strike
  2. Relentless
  3. For The Horde
  4. Let Us Roam
  5. Black Sails
  6. Hymn Of Hate
  7. Appassionata
  8. Death To Tyrants
  9. Fire And Ice
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