EXTREMITIES – Gaia

Pubblicato il 11/06/2018 da
voto
7.5
  • Band: EXTREMITIES
  • Durata: 01:03:05
  • Disponibile dal: 18/01/2018
  • Etichetta: Painted Bass Records
  • Distributore:

Paesi Bassi, terra di djent. Mentre alfieri del movimento come i Textures sono in procinto di lasciare le scene, ecco scorgere appena dietro di loro degli eredi naturali nelle sembianze degli Extremities. Uno scalpitante quintetto di Eindhoven che in questo 2018 ha accompagnato proprio i più famosi connazionali nel tour europeo di commiato e che già si appresta a catturarne il testimone. Reduci da un primo ep, “Rakshasa“, pubblicato nel 2016, e da una cospicua serie di concerti in importanti festival del Vecchio Continente, i giovani musicisti orange portano alla nostra attenzione con “Gaia” un’ottima sensibilità nel rielaborare influenze piuttosto vaste e farne la base per un discorso gradevolmente personale. Ariosità e ansia, scomposizione ritmica e ammiccamenti alternative, compattarsi di suoni tecnologicamente evoluti e melodiosità elegantemente progressive confluiscono in un quadro multiforme, mediante ambizione e musicalità di facile presa. Agli Extremities, come ben segnalato dalla frastornante opener “Colossus”, non dispiace sporcarsi le mani e allestire apocalittiche grandinate poliritmiche, alla maniera dei Meshuggah, su cui viene naturale innestare un cantato emulo, appunto, di Jens Kidman, e arrangiamenti elettronici lievi e di buona fattura. Alla spinta famelica e brutalizzante fanno da contrappeso aperture distese, che si liberano senza creare troppo contrasto con le parti più serrate, mantenendo così un equilibrio destinato a evolversi in sprazzi di puro progressive di ultima generazione. Tutti gli strumentisti denotano duttilità e si pongono ben pochi problemi dal passare da attacchi scorticanti, sulla via di certo modern death, a piacionerie alternative metal, cui non manca solidità nel songwriting e una melodia portante di valore (“Circular Motions”). Il verbo del metal pesante e pensante viene passato a meticoloso setaccio, ecco allora spuntare una visibile citazione dei Nevermore di “Dead Heart In A Dead World” nell’attacco di “Emissary”, molto vicina in avvio alla leggendaria “Inside Four Walls”. Il combo olandese non ha timore nemmeno nell’abbozzare divagazioni fuori dal canovaccio principale, puntando su ibridazioni jazz e post-metal. Quando tiene bada gli istinti primordiali e si concentra su uno sviluppo luminoso e avvolgente, oppure si rilassa in ombrose partiture astratte, quasi da colonna sonora, la band esce di prepotenza dai canoni del djent e diventa una creatura di non facile lettura, conturbante nel presentarsi in un’ambigua forma angelica. Un formato che si svela compiutamente fra i sognanti scenari di “Through The Dreamscape” e i docili saliscendi della suite conclusiva, “The Inward Eye”. Una traccia, quest’ultima, che può ricordare persino Pain Of Salvation e ultimi Opeth, dove si inseriscono scampoli di post-rock e dream-pop, un sax sornione e clean vocals magnetiche, dal timbro pop ma di carattere. Se i vortici del prog ‘muscolare’, cerebrale e drogato di pop di epoca recente è di vostro gradimento, gli Extremities sono qui per voi.

TRACKLIST

  1. Colossus
  2. Circolar Motions
  3. Emissary
  4. Hydropshere
  5. War
  6. Reanimate
  7. Through The Dreamscape
  8. The Inward Eye
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