EYE OF SOLITUDE – Canto III

Pubblicato il 14/01/2014 da
voto
8.0
  • Band: EYE OF SOLITUDE
  • Durata: 01:06:03
  • Disponibile dal: 25/11/2013
  • Etichetta: Kaotoxin Records
  • Distributore:

“Canto III” è, manco a dirlo, il terzo full length dei britannici Eye Of Solitude, ennesima band che fatica a trovare l’attenzione che merita. Questo nuovo lavoro rappresenta senz’ombra di dubbio la migliore release della creatura di Daniel Neagoe, personaggio attivissimo nella scena underground doom/atmospheric. Ma non vogliamo perdere tempo nel raccontarvi la band, perché questo “Canto III” merita ogni nostra attenzione: il disco si apre con “Act I: Between Two Worlds” con tanto di recitato in italiano dall’incipit della Divina Commedia. Il sound del gruppo spazia da un doom con parecchi inserti funeral a passaggi puramente death; se l’approccio è chiaramente più legato al doom (soprattutto guardando l’ossessività dei brani e la loro durata), è l’atmosfera di claustrofobica disperazione a pervadere tutto questo disco, con i suoi continui cambi di tempo e le sue melodie che rimandano molto alla scena svedese (sia doom che death), ma con quel tocco decadente e cupo molto inglese, tipico anche dei primissimi Paradise Lost e My Dying Bride. Anche le poche parti in cui la voce abbandona il growl non servono a creare respiro, ma, anzi, si rivelano sfibranti, come nella parte centrale di “Act II – Where The Descent Began”, quando il clean singing è sorretto da un piano, trasformandosi in un recitato accompagnato esclusivamente dal battito di un cuore, fino a quando il titolo della canzone viene urlato e lascia il posto ad un drumming dalla violenza inaudita che esplode in un blast-beat: una velocità che colpisce l’ascoltatore e lo accompagna in una profonda discesa. Gli Eye Of Solitude si avvolgono su loro stessi, quasi respingendoci con l’intimismo di alcune parti e la loro ineluttabilità. E’ poi quando arriva il pianto a dirotto in mezzo ad “Act IV – The Pathway Had Been Lost”, seguito da un solo straziante e dalle grida agonizzanti di Neagoe che capiamo quanto pochi siano i dischi in grado di esprimere una tale disperazione. Gli ultimi lavori di Katatonia, Anathema o My Dying Bride appaiono poco più il capriccio di un ragazzino, in confronto alla pulsante sofferenza che trasuda da questo disco. E questo rende difficile valutarlo. Sicuramente non è musica per tutti, comunica qualcosa da cui rifuggiamo, la racconta e la eviscera; chi è poco sensibile a questo tipo di musica troverà questo disco noioso, altri troveranno una prova difficile. Raramente un disco riesce a coniugare una tale buia oppressione (vengono in mente Comatose Vigil, Tyranny e Catacombs) ad una tale disperata tristezza, forse solo i Woship di Varnier. Ma non sempre un ottimo disco deve essere un disco facile o per tutti. E’ il caso di “Canto III”: un disco qualitativamente mastodontico, ma per pochi. Un disco che odierete o che vi rapirà completamente, se vi abbandonerete ad esso e, parafrasando il titolo della terza traccia, sceglierete volontariamente di soffrire.

TRACKLIST

  1. Act I: Between Two Worlds (Occularis Infernum) Act II: Where The Descent Began
  2. Act III: He Who Willingly Suffers
  3. Act IV: The Pathway Had Been Lost
  4. Act V: I Sat In Silence
  5. Act VI: In The Desert Vast
3 commenti
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