6.0
- Band: EZOO
- Durata: 00:56:00
- Disponibile dal: 02/06/2017
- Etichetta:
- earMusic
- Distributore: Edel
Le origini di questo progetto risalgono al lontano 2004, anno in cui il chitarrista Dario Mollo ha unito le forze con il cantante Graham Bonnet (Rainbow, Michael Schenker Group, Alcatrazz) per un tour nel Regno Unito, successivamente esteso in europa con la denominazione sociale Elektric Zoo. In quel contesto i protagonisti hanno trovato il tempo per registrare tre brani dei Rainbow, prima di cessare temporaneamente la collaborazione a causa dei numerosi impegni reciproci. Ora, a distanza di oltre due lustri da quella breve avventura, l’idea un tempo soltanto abbozzata ha finalmente preso una forma ben definita, mediante la realizzazione di un esordio di sicuro interesse per tutti gli amanti dell’hard rock influenzato dalle tinte ‘arcobaleno’, seppur non privo di alcuni sostanziali difetti che ridimensionano, non di poco, il voto indicato in calce. Per l’occasione, il motore ritmico è composto dall’esperto batterista Roberto Gualdi e dal bassista/tastierista Dario Patti, entrambi i quali svolgono un ruolo di mero sostegno per esaltare le scorribande chitarristiche dell’infaticabile musicista ligure. Il leader dei rinati Crossbones sfodera, come di consueto, una prestazione strumentale pressoché inappuntabile, dalla quale emerge un approccio fantasioso ed ipertecnico ereditato in egual misura dalla musica classica e dal celebre Ritchie Blackmore. Il breve ed estroso interludio di matrice neoclassica “The Flight Of The Sapini” si erge a concreta testimonianza di quanto appena descritto, così come al tempo stesso colpisce il centro del bersaglio la malcelata introspezione narrativa del malinconico epilogo “Coda”. Il vero e proprio punto debole dell’opera risiede nella discutibile performance vocale del buon Bonnet, oramai in oggettiva difficoltà nel lambire le note più alte, al contempo inefficace nel conferire il giusto timbro melodico nei momenti più rilassati. I due classici dei Rainbow “Eyes Of The World” e “Since You Been Gone”, entrambe firmate dall’eccelso songwriter Russ Ballard, perdono inevitabilmente il confronto con le registrazioni originali, mentre l’irruenta “You Are Your Money” vanta un riff incisivo e tagliente, degno del miglior Akira Takasaki dei Loudness. Una spiccata magniloquenza narrativa traspare dall’avventurosa “Feeding The Beast”, la quale si dispiega come una regale suite di purissimo rock progressivo dal quale emerge un afflato strumentale drammatico, tortuoso e ondivago, reso un pelo più immediato da linee vocali questa volta vincenti e di grande impatto. Il tonante metal tout court di “C’est La Vie” vanta un ritornello accattivante e di pregevole fattura, mentre il tradizionale hard rock di “Guys From God” e “Colder Than Cool” non aggiunge nulla a quanto detto centinaia di volte da innumerevoli realtà del genere negli ultimi quarant’anni. Falsa partenza.
