8.0
- Band: FAIR TO MIDLAND
- Durata: 00:54:37
- Disponibile dal: 11/07/2011
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
Usciti sotto l’ala protettrice di Serj Tankian che li scoprì nel 2006, i Fair To Midland possono contare sul proprio talento, dimostrando di non aver utilizzato invano il prezioso trampolino offertogli; “Arrows And Anchors” in realtà è il loro quarto disco, considerando le due autoproduzioni di inizio carriera e il terzo sigillo a titolo “Fables from a Mayfly: What I Tell You Three Times Is True”, che conteneva tuttavia idee e pezzi dalle release precedenti. La band proveniente dal Texas non ha una inquadratura semplice dal punto di vista stilistico, molti considerano il quintetto americano votato al progressive rock/metal ma questo discorso appare sensato solo se pensiamo alle ultime evoluzioni del genere. Art rock, alternative e folk sono infatti influenze tangibili nel sound dei Fair To Midland come pure la quasi totale assenza di soli o la presenza all’interno della tracklist di canzoni perlopiù dirette nella forma, garantiscono un approccio immediato agli antipodi dalla concezione primordiale e dilatata del progressive. Dunque “Arrows And Anchors” è sostenuto da un sound variegato contraddistinto da una sezione ritmica dinamica e fantasiosa, da chitarre essenziali, potenti e moderne ma anche dall’ottimo lavoro delle tastiere abili nello spaziare attraverso partiture ariose, accenni electro o semplici contrappunti di pianoforte senza strafare eppur risultando fondamentali nell’economia dello sforzo finale. Il cantato quasi sempre in pulito del leader Darroh Sudderth si sposta con delicatezza per far fronte alle molteplici sfumature umorali della musica mostrando grande versatilità nell’interpretazione e una timbrica sufficientemente personale in grado di arrivare anche su tonalità estremamente alte. La personalità dei Fair To Midland è evidente, tra le influenze riscontrabili all’interno delle canzoni possiamo citare Faith No More, System Of A Down, Dredg, Waltari, Oceansize e Lost Prophets tanto per fare qualche nome, ma associare la band statunitense ad uno solo dei gruppi citati vorrebbe dire sminuire l’ampiezza di una proposta senza eguali. A fondamentale coronamento di un quadretto già interessante si aggiunge un songwriting ispirato, capace di offrire undici tracce, oltre ad una serie di intermezzi strumentali, dotate di forte identità a partire dalla potenza sprigionata dall’opener “Whiskey And Ritalin”, passando per i chorus irresistibili del singolo “Musical Chairs” o delle ottime “A Loophole In Limbo” e “Short-Haired Tornado”, senza dimenticare le pregevoli intuizioni folk di “Amarillo Sleeps On My Pillow”, caratterizzata da intriganti inserti di benjo. Anche nel finale l’attenzione resta altissima grazie al contrasto stridente con tanto di growl introdotto dalla schizzata “Rikki Tikki Tavi”, prima della chiusura affidata alle note intricate e quanto mai affascinanti della dilatata “The Greener Grass”. La produzione impeccabile di Joe Barresi è la ciliegina sulla torta confezionata ad arte dai Fair To Midland per tutti gli amanti di melodie irresistibili, sonorità eterogenee e miscugli arditi.
