7.0
- Band: FAIRYLAND
- Durata: 01:02:42
- Disponibile dal: 27/11/2006
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
“The Fall Of An Empire”, il secondo disco dei francesi Fairyland, è una piacevole miscela di sonorità care a band quali Rhapsody Of Fire e Blind Guardian. Il quintetto d’oltralpe, capitanato dal tastierista Philippe Giordana, dà alla luce un album interessante e qualitativamente superiore alla maggioranza dei prodotti recentemente usciti in ambito symphonic-power metal. Il gruppo, seppur non vanti di particolare originalità, propone un buon lavoro, incentrato come di consueto su tematiche fantasy e ricco di orchestrazioni. I pezzi risultano piacevoli e facilmente memorizzabili già ad un primo ascolto, grazie anche all’immediatezza di ritornelli stilisticamente molto prossimi ai Blind Guardian più vivaci e diretti. Da segnalare inoltre l’entrata in formazione del discreto cantante Max Leclerqc, al posto della ex Dark Moor, Elisa Martin. Il disco parte in quarta con “The Fall Of An Empire”, un buon pezzo, tirato, epico, sinfonico e corale, che da solo rende bene l’idea della vicinanza dei Fairyland alle sopra citate band ispiratrici. Sulla stessa scia troviamo pezzi come “The Walls Of Laemnil” o “Anmorkenta”, nelle quali la band tesse pregevoli trame melodiche, mantenendo sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore. E’ da subito evidente l’ottima qualità dei cori e delle orchestrazioni, che insieme donano profondità e imponenza al suono, ricordando spesso i primi lavori dei Rhapsody Of Fire. Il disco è qualitativamente omogeneo, privo di cali di tono e contiene anche un paio di efficaci intermezzi sinfonici, molto adatti al contesto fantasy attorno a cui si sviluppa il disco. “Clanner Of The Light” è il pezzo più tirato del lotto, una canzone classicamente power che, a livello vocale ricorda a tratti anche i velocissimi Dragonforce. La calma “Eldanie Uelle” è uno dei momenti migliori del disco, valorizzata dall’ottimo lavoro di Giordana alle tastiere e dotata di un gran bel ritornello corale. Non mancano neanche brani lenti e delicati come “In Duna” e la splendida e conclusiva “Look Into Lost Years”, entrambi interamente con cantato femminile. Come avrete certamente capito “The Fall Of An Empire” è un disco formalmente più che buono, e che a conti fatti pecca solo di originalità. Resta comunque un prodotto caldamente consigliato agli estimatori delle band sopra citate e che lascia ben sperare per il futuro di questa promettente band.
