7.0
- Band: FALL OF THE IDOLS
- Durata: 00:55:43
- Disponibile dal: 10/10/2012
- Etichetta:
- I Hate Records
- Distributore: Masterpiece
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Arrivano al terzo album i finlandesi Fall Of The Idols, cult band dei giorni nostri che però a nostro parere si è dimostrata negli anni troppo poco incisiva per potere davvero ambire ad un posto che conta nella scena doom attuale. Questo “Solemn Verses” da un lato conferma le impressioni già avute in passato, ma dall’altro lato si propone come un deciso passo in avanti, grazie soprattutto ad un terzetto di brani davvero eccellenti che rivitalizzano una track list che per il resto è discreta e nulla più. Innanzitutto va evidenziato il fatto che durante le registrazioni dell’album è tragicamente venuto a mancare il drummer Hannu Weckman, cosa che non ha potuto non lasciare il segno sull’album stesso. Ci ricordavamo dei Fall Of The Idols dapprima come una band fortemente influenzata dai Candlemass e successivamente dai Cathedral; oggi ritroviamo queste influenze ma in maniera decisamente meno marcata – fatto salvo per la conclusiva “The New Crusade”, smaccatamente debitrice del lavoro di Lee Dorrian e soci. Tutt’al più i finlandesi sono ora accostabili a band quali Count Raven, Reverend Bizarre e, nei frangenti più cupi e disperati agli Shape Of Despair. “Solemn Verses” parte in maniera interessante ma dimessa con “The One That Awaits” e “Descant Deific Psalms”, che si segnalano rispettivamente per una terza chitarra utilizzata in chiave ambient drone e per un senso melodico piuttosto marcato e teatrale. Con la successiva “Genius Loqi” le cose iniziano a cambiare e a migliorare: la band non si vergogna ad inserire frasi melodiche molto marcate su di un doom piuttosto crepuscolare, alternando a dovere l’uso dei muscoli a quello del cervello. E’ con la successiva “Hymn” però che i Fall Of The Idols fanno il botto: qui il doom dei Nostri si avvicina ritmicamente ai Reverend Bizarre, rivisitati in chiave piuttosto barocca ed orchestrale. Addirittura strepitosa la performance vocale di Jyrki Hakomäki, che passa da registri bassi da Danzig in acido a urla psicopatiche di grandissimo effetto. Anche la lunga “Cycle Of The Fallen” non delude, anche in questo caso grazie all’intepretazione pazzesca del singer, che istrioneggia in lungo ed in largo dimostrando di poter essere l’arma in più dei finlandesi. Se è vero che di strada da fare ce n’è ancora molta, finalmente i Fall Of The Idols riescono a mostrare di che cosa sono capaci. Sarà presumibilmente il prossimo album a dirci se i ragazzi potranno o meno fare il salto di qualità; per ora ci limitiamo a registrare una crescita tanto gradita quanto inaspettata.
