7.5
- Band: FANGE
- Durata: 00:40:04
- Disponibile dal: 13/10/2023
- Etichetta:
- Throatruiner Records
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Dopo la pubblicazione in piena pandemia di ben tre lavori, con i quali hanno estremizzato la loro ricerca in ambito sludge/industrial, optando per suoni più glaciali e crudi, i Fange tornano tra noi con il loro quarto full-length: “Privation”, come da tradizione una sola parola, una P iniziale, il senso di un manifesto, o di una certa programmaticità di intenti racchiusi nel titolo.
Si riparte da dove il combo francese ci aveva lasciato, quindi su sonorità destrutturate dal punto di vista ritmico, su cui i diversi registri vocali si innestano a narrare orrori post apocalittici; dall’abrasivo al gutturale, passando per momenti –core, con la novità di una voce femminile che dipinge linee evocative e diafane spiazzanti (ad opera di Cindy Sanchez), la varietà dietro i microfoni si conferma un punto di forza dei Fange. Un’altra novità è l’innesto di una seconda chitarra che, dietro la coltre lavica del basso effettato e della batteria elettronica, si concede sia sprazzi di riff tellurici che tessiture più raffinate e psicotiche, con esiti spesso spiazzanti ma affascinanti (“Les Crocs Limés”).
È insomma sempre più forte la sensazione della ricerca di una sintesi tra Godflesh e Neurosis, su cui i quattro non rinunciano a pennellare tocchi più personali, quasi orientali (“Sang-Vinaigre”, “Né Pour Trahir”, quest’ultima non priva di un gusto dark eighties), o a estremizzare – strano ma vero – la proposta, riprendendo e trasfigurando in certi brevi passaggi la loro base sludge attraverso la lente deformante del power violence. O inserendo tastiere magniloquenti e sghembe allo stesso tempo, come avviene su “Enfers Inoculés”, uno dei brani più frastornanti e violenti del lotto, nonostante i bridge rallentati.
Nel complesso i Fange ci consegnano a questo giro un disco più tagliente, feroce e insieme sperimentale, che conferma le ottime doti e una crescita continua, di intenti ed esecuzione. L’unico, risibile e soggettivo limite riscontrato è che ancora una volta sembrano esplorare un po’ troppo i confini senza esporsi del tutto, o segnando anche il passo in certe commistioni, come evidente sulla complessa e caotica “Portes D’Ivoire”. Ma siamo certi che quando il loro amalgama troverà la formula definitiva, il salto sarà definitivo, verso l’Olimpo… o l’Inferno, per la precisione.