6.5
- Band: FANGE
- Durata: 00:37:54
- Disponibile dal: 02/09/2016
- Etichetta:
- Lost Pilgrims Records
- Throatruiner Records
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Dalla Bretagna con furore, giungono all’appuntamento col primo full-length i quattro membri dei Fange, con una proposta musicale non disdicevole, ma decisamente abusata; ben calati in quel mare magnum di blackened sludge, doom grezzo e altre derive all’insegna dell’ignoranza violenta, i Nostri compiono il loro mestiere dignitosamente, ma senza sprazzi di particolare genio. In linea generale i lunghi brani che compongono questo “Purge” seguono la direzione indicata da band quali Buzzoven o Soilent Green, ma con un impatto limitato, appunto, dalla prolissità dei brani. Desta qualche scapocciamento il secondo brano, “Mâchefer”, principalmente grazie al ricorso a un riff molto cadenzato e vivace, che si evolve progressivamente verso lancinanti feedback di scuola Nola; niente di straordinario, ma riesce nell’intento di risvegliare dal generale torpore. Le linee vocali, affidate a due dei membri senza soluzione di continuità, tendono anch’esse a richiamare le derive più marce dello sludge primevo, con un particolare richiamo a quanto proposto da campioni del genere come Ben Falgoust II. In tema di formazione incuriosisce l’assenza del basso, ma difficilmente si potrebbe aggiungere altro rumore al caos generato da due ugole di carta vetrata, due rumoristi, una batteria rallentata come il battito di un anziano malato di enfisema e la chitarra stridente di Benjamin Moreau. La band francese gioca poi una delle sue migliori carte con “De Guerre Lasse”, midtempo dotato di discreta atmosfera, in cui il cantato sgraziato fa da felice contrappunto alla sulfurea cadenza complessiva. Spicca infine, nel complesso dell’album, la conclusiva “Girone Della Merda”, che oltre a rendere facilmente felice per il solo titolo la nostra parte più sozza e becera, richiama il capolavoro “Salò” di Pasolini; il senso di nichilistico sadismo del film viene ovviamente solo sfiorato, ma le chitarre ancora più cupe, e il cantato che raggiunge i picchi di malignità del caso rendono onore ai Fange. Si conferma così un lavoro probabilmente dotato più di capacità che di grande originalità, ma comunque promosso senza sforzi.
