5.5
- Band: FARMAKON
- Durata:
- Disponibile dal: /07/2003
- Etichetta:
- Elitist Records
- Distributore: Self
“Stupire” sembra essere la parola d’ordine di questo quartetto finlandese, fautore di un trash death dalle mille sfumature e contaminazioni. Innesti jazz e vocals pulite sono alternate a veloci partiture riconducibili ai primi Soilwork: una costante che si ripete lungo l’arco dei nove brani del lavoro, molta carne al fuoco e diversi spunti che alla lunga minano la fruibilità del prodotto. Simpatica l’idea di un break jazzato nell’iniziale”Loosely Of Amoebas”, salvo poi accorgersi di quanto slegato e fuori luogo risulti l’esperimento rispetto alle intenzioni iniziali. L’eterna fuga dagli stilemi tradizionali del trash scandinavo prosegue (con risultati migliori) in “Stretching Into Me”, curioso polpettone a base di ballad elettrica, riff cadenzati, growling vocals e chiusura afro-cubana. Le restanti tracce viaggiano su questi binari, alla ricerca del classico “colpo ad effetto”. Va anche notato come le capacità tecniche dei musicisti non facciano certo gridare al miracolo; in particolare la prova dei due chitarristi Toni Saminen e Lassi Paunonen appare decisamente sotto tono, soprattutto in fase solista, dove emerge un fraseggio asettico ed insicuro. Da dimenticare anche la prova del bassista/cantante Marco Eskola, fuori luogo nei cantati puliti e mai incisivo nella sua prova dietro il microfono. Emerge una certa varietà stilistica, ma i Farmakon non hanno né le idee dei Mr Bungle né la concretezza dei Dillinger Escape Plan.
