FARSOT – Insects

Pubblicato il 04/12/2011 da
voto
7.0
  • Band: FARSOT
  • Durata: 00:55:07
  • Disponibile dal: 28/10/2011
  • Etichetta: Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

Dopo lo svedese Par Gustaffson e suoi allucinati Bergraven, e gli irlandesi Altar Of Plagues, stavolta ci pensano i tedeschi Farsot a ricordarci che ormai il monopolio americano del post-black metal è finito da un pezzo, e che l’orecchio può benissimo essere teso al Vecchio Continente per scovare le ultime novità in questa nicchia costantemente in crescita di black metal contaminato da elementi “mentali” e art-rock. Invece di imporci però le solite tre o quattro tracce lunghe mezz’ora l’una che intrippano quasi quanto annoiano, i Farsot, che con “Insects” giungono al terzo full-length finalmente cristallizzando una formula tutta loro, sono abili nel proporci una miscela musicale vincente, grazie a otto canzoni sì profonde ed estremamente contaminate ma anche fruibili, fluide e per niente estenuanti. La proposta dei nostri sembra più una modernizzazione degli Immortal e dei primi Satyricon, la cui formula viene ammorbidita e smussata di tutti gli angoli integralisti e tradizionalisti, piuttosto che uno stravolgimento totale in chiave “post” del black metal, come spesso accade in questi casi, soprattutto oltreoceano. Se di post-black metal si può parlare senza indugi, dunque, di componenti che richiamano alle dilatazioni dei Neurosis (stella polare di qualunque sonorità introdotta con il suffisso “post”, appunto) però se ne individuano ben poche, e la vera novità sta qui, nella proposizione di un’inedita virata verso il nuovo, realizzata tramite un’attenta e sapiente distillazione del vecchio. L’ambient, il post-rock e certe componenti noise vengono lasciate ai margini del lavoro in favore di un approccio più diretto e viscerale che casomai fa leva più sulla crudezza del crust, della dark-wave e del post-punk inglesi degli anni Ottanta, in maniera non dissimile da come accaduto nel caso degli Amesoeurs, degli ultimi Alcest e in misura minore dalle assurdità fognarie delle Gallhammer, e dalle peripezie prog e floydiane degli ultimi Enslaved. Insomma, un lavoro feroce e delicato allo stesso tempo, sia diretto e urticante che profondo e misterioso in egual misura, che ci mostra un platter di stili e mood ambiguo e variegato, ma perfettamente ponderato e bilanciato, completamente volto al futuro senza però minimanente rinnegare alcun passato.

TRACKLIST

  1. Like Flakes Of Rust
  2. Empyrean
  3. Perdition
  4. 7
  5. Adamantine Chains
  6. The Vermilion Trail
  7. Withdrawal
  8. Somnolent
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