FATES WARNING – FWX

Pubblicato il 20/10/2004 da
voto
4.0
  • Band: FATES WARNING
  • Durata: 00:54:30
  • Disponibile dal: /10/2004
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

Quattro lunghi anni separano la nuova release dei Fates Warning dal precedente, ottimo “Disconnected”, ultimo lavoro che vedeva la partecipazione come guest musician di Kevin Moore. Anni probabilmente infruttuosi per Jim Matheos, che nel decimo album della sua band manifesta una regressione artistica preoccupante, un qualcosa di troppo evidente per passare inosservato. Il risultato è un lavoro imbarazzante, che oltre ad esibire brani insulsi manifesta una stanchezza palese dei membri coinvolti. Ormai ridotti ad un duo (con il recente abbandono del batterista Mark Zonder e con un Joey Vera coinvolto da anni in decine di progetti paralleli), i Fates Warning mostrano i limiti di un processo compositivo da anni incombenza del solo Matheos, ed allo stesso tempo di un’amalgama da combo puramente virtuale, vivendo questi musicisti in angoli differenti degli States, con il conseguente limite degli incontri relegati alle sole sedute di registrazione. Inizialmente mascherata sotto le spoglie di un singolare brano da 60 minuti (“A Pleasant Shade Of Gray”), la crisi compositiva di Jim ha trovato nel corso degli anni un argine proprio negli interventi (pur centellinati) dello storico tastierista dei Dream Theater, l’unico in grado di variare le geometrie compositive del chitarrista. La dimostrazione è giunta puntuale nel penultimo “Disconnected” e nel progetto OSI, due lavori che conservano un discreto fascino proprio grazie all’operato di Moore, musicista alieno da qualsiasi cliché stilistico. Privati di questo jolly il meccanismo si è naturalmente inceppato. “FWX” offre dieci brani noiosi (escluderei “Left Here”, dal refrain accattivante), infarciti di riff fotocopia, statici, incapaci di qualsiasi modulazione e raccordo con i cantati di Ray Alder, penalizzato da una simile, striminzita base armonica. Tracce appesantite da pedanti atmosfere sintetiche con funzioni di intro, da vocalizzi tediosi e da note prolungate battuta dopo battuta al solo scopo di rincorrere il pedale di turno (“A Handful Of Doubt”), senza contare un lavoro chitarristico privo di qualsivoglia input. Dovrebbe essere l’ultimo album del gruppo prima dello scioglimento definitivo: viene da augurarselo, fosse solo per evitare ai fan del gruppo un simile squallore.

TRACKLIST

  1. Left Here
  2. Simple Human
  3. River Wide Ocean Deep
  4. Another Perfect Day
  5. Heal Me
  6. Sequence # 7
  7. Crawl
  8. A Handful Of Doubt
  9. Stranger (With A Familiar Face)
  10. Wish
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