FELGRAVE – A Waning Light

Pubblicato il 30/01/2021 da
voto
6.5
  • Band: FELGRAVE
  • Durata: 00:49:03
  • Disponibile dal: 05/02/2021
  • Etichetta:
  • Personal Records

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Attivo nello scorso decennio con il nickname Weaver nella black metal one-man-band Dead Hills, autrice di due full distribuiti nel più oscuro underground del genere, il polistrumentista australiano M.L. Jupe ritenta la fortuna con un nuovo progetto: dopo essersi trasferito stabilmente in terra norvegese, in quel di Viken, il Nostro fonda i Felgrave, un’altra one-man band a cui dedicare tutti i suoi sogni e i suoi progetti musicali.
“A Waning Light”, il debutto assoluto, è già edito in formato digitale e su Bandcamp dal luglio 2020 ed oggi viene ufficialmente pubblicato in formato fisico (CD) dalla messicana Personal Records. Insomma, un bel giro del mondo considerata la provenienza del musicista, la sua attuale residenza e la sede dell’etichetta discografica! Ma si sa, le connessioni digitali odierne annullano completamente le distanze ed un lavoro onesto come questo esordio, seppur forse troppo grezzo e dozzinale, trova facilmente modo di arrivare alle orecchie di chiunque se ne imbatta, casualmente o meno.
I Felgrave propongono un doom-death metal solo all’apparenza monolitico e oppressivo, ma in realtà dotato di discreta verve e dinamismo, oltre che di lievi afflati black, anche e soprattutto in sede vocale, probabilmente retaggio della precedente esperienza di Jupe. Il funeral doom è infatti lontano dalle coordinate della formazione, pur innegabilmente spuntando fuori ogni tanto nelle sezioni più lente e ossianiche di “A Waning Light”. La lunghezza dei brani – esclusa la breve strumentale di chitarre acustiche e tastiere “Summer’s Widow”, utile a inframezzare il disco con un momento pacifico e rilassante – è tipica del sottogenere, ma non si fa fatica a sopportare e ad assimilare i contenuti di un disco che stenta, però, a crescere di spessore e qualità anche dopo diversi ascolti. La produzione, va segnalato, non aiuta ad appassionarsi all’album: un po’ troppo raffazzonata e approssimativa, soprattutto nei momenti più tirati, dove il lavoro degli strumenti viene affossato da un suono caotico e poco pulito; nel 2021 si può suonare crudi, underground e cristallini allo stesso tempo: ecco, non è il caso dei Felgrave, purtroppo per loro.
Alcuni riferimenti a cui la band australo-norvegese si rifà possono essere i primi My Dying Bride, quelli ancora influenzati dai Morbid Angel e dal death americano, gli Evoken ed anche gli Ahab più dinamici e progressivi, ma è chiaro che la qualità qui si abbassa notevolmente. Il quarto d’ora dell’opener “Millennium Shroud” non annoia mai, ma manca clamorosamente di un picco d’intensità che possa rendere almeno buono uno sforzo compositivo così elevato, rimasto solo discreto; si migliora con la seguente “The Borrower”, aperta da un riff praticamente progressivo e totalmente avulso da quelli soliti del genere, canzone ben più organica e cangiante e con una varietà vocale che avremmo visto ancor meglio se più approfondita; magari in futuro, si spera. Si sale leggermente anche con gli altri due brani lunghi della seconda parte del disco, “Withered Years” e “Oracular”: il primo dei due è un lento crescendo che porta dall’etereo doom iniziale ad un marcio e putrido doom-death metal con blastbeat; il secondo presenta ancora una sufficiente eterogeneità di contenuti, con in più un tocco di psichedelia e ridondanza che pare non guastare, richiamando così, alla lontanissima, gli Esoteric.
Un solo-project che, per essere ad inizio di carriera, risulta certamente sopra la sufficienza, ma che non riesce ad andare oltre, in definitiva, per la marcata assenza di un reale mood mortifero e/o occludente. L’album suona sì aggressivo, sporco e cupo, ma trasmette poco della propria essenza, della propria freddezza, del proprio sguardo nebbioso rivolto ad un futuro incerto di luce calante. Li seguiremo comunque.

 

TRACKLIST

  1. Millennium Shroud
  2. The Borrower
  3. Summer's Widow
  4. Withered Years
  5. Oracular
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