FELGRAVE – Otherlike Darknesses

Pubblicato il 21/04/2025 da
voto
7.0
  • Band: FELGRAVE
  • Durata: 00:48:36
  • Disponibile dal: 25/04/2025
  • Etichetta:
  • Transcending Obscurity

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Ci eravamo imbattuti nei Felgrave ai tempi del debutto “A Waning Light” (2021), una prima opera assoluta che con abbondante sufficienza ci aveva introdotto nel mondo sfaccettato del polistrumentista australiano M. L. Jupe, da tempo ormai trasferitosi però nella cittadina norvegese di Viken.
Sappiamo molto bene quanto tali due nazioni, Norvegia per la residenza e Australia per la provenienza, siano molto particolari e caratteristiche nel fornire ai loro musicisti una dose più o meno uguale di capacità sperimentali, assurdità compositive e temerarietà globale; per cui, quando un giovane cresciuto nella scena black metal australiana, spesso decisamente orientata verso il lato progressivo e cosmico del genere, si trova a comporre la sua musica preferita nella patria originaria del sound estremo più sinistro al mondo, ne può scaturire soltanto una proposta complessa e articolata, piuttosto difficile da assimilare, ma che, una volta riuscitici, non farete fatica ad apprezzare anche profondamente.
Con il qui presente e secondo lavoro, “Otherlike Darknesses”, i Felgrave, guidati ovviamente da Jupe con il solo aiuto di Robin Stone alla batteria, modellano ancor più il loro stile verso una sorta di technical progressive death doom metal che lascia poco scampo all’ascoltatore, ammorbandolo con strutture circolari e in continuo saliscendi, inglobando all’interno della propria essenza molteplici influenze che, in completa libertà, possono andare a richiamare Emperor, Cynic, Mastodon, Sadist, Sulphur Aeon, Gojira, Gigan, Septicflesh, nonchè lo strano ibrido che verrebbe fuori sovrapponendo i lavori solisti di Devin Townsend a quelli ormai antichi dei defunti Strapping Young Lad. Insomma, un metal estremo sicuramente tecnico e progressivo che è sia chiarissimo nei suoi intenti quanto un po’ confusionario nel tentativo di raggiungerli. Poco male, comunque, in quanto dal caos si estrapola sempre del materiale utile all’uopo e spesso soltanto da modellare meglio e rendere più accessibile.
Jupe si dimostra molto capace al basso, le cui linee sono davvero sopra la media del black metal con influenze prog, tanto che spesso partono da sole verso la tangente e guidano proditoriamente il brano oppure, a dire il vero, quel particolare spezzone di brano. Già, perchè i Felgrave hanno ridotto ancora il numero delle tracce presenti in tracklist, passando da cinque a tre e allungando dunque i singoli minutaggi, considerato che la durata di “A Waning Light” e quella di “Otherlike Darknesses” sono quasi equivalenti. Ciò comporta un maggior dispendio di energie per l’ascoltatore durante la fruizione del lavoro, che necessita di un’attenzione assolutamente dedicata per essere ben capito e sviscerato.
Il chitarrismo di Jupe è molto eclettico e segue rotte probabilmente note solo a lui, innestando riff su riff che possono essere black, techno-death, sludge, stoner, doom, death-doom oppure carichi di una psichedelia fremente che viene ulteriormente esaltata dall’uso di tastiere dissonanti e da un timbro vocale pulito ed etereo che aleggia spettrale spesso e volentieri. I dettagli sono curatissimi, sicuramente più della produzione, che però, quest’ultima, viene fuori decisamente migliore di quella di “A Waning Light”, difetto principale del precedente lavoro e qui invece corretto e migliorato.
Definire avvincenti due brani lunghi diciotto minuti quali “Winds Batter My Keep” e la title-track ci pare eccessivo, in quanto non siamo certo di fronte ad una “Black Rose Immortal” (degli Opeth), tanto per fare un paragone con una canzone progressive death metal lunga venti minuti; ma più avrete il coraggio di perpetrare gli ascolti, più vi si paleseranno magicamente alle orecchie situazioni e soluzioni piacevoli e avvolgenti, che esse siano una linea vocale, un cambio di tempo repentino, una dissonanza assordante à la Gigan o un pacatissimo arpeggio di rilassamento che quasi certamente prelude ad una successiva ripartenza a mille verso lidi palustri di metallo imprevedibile. La più breve – solo dodici minuti! – “Pale Flowers Under An Empty Sky” è paradossalmente la più dicotomica tra le tre tracce, dove l’alternanza tra minuti tranquilli e scossoni violenti è più incisiva e ridondante.
Dunque, per i Felgrave il ritorno sulle scene con “Otherlike Darknesses” si palesa in modo positivo ed in crescendo, pur non assumendo i connotati di rivelazione della scena e lasciando ancora davvero tanti, tantissimi margini di miglioramento, più sotto il profilo dell’atmosfera e delle emozioni trasmettibili che sotto quello della mera espressione stilistica. Il progetto si fa interessante, lo attendiamo al varco del terzo disco ora!

 

TRACKLIST

  1. Winds Batter My Keep
  2. Pale Flowers Under An Empty Sky
  3. Otherlike Darknesses
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