FELLWARDEN – Wreathed In Mourncloud

Pubblicato il 25/06/2020 da
voto
6.5
  • Band: FELLWARDEN
  • Durata: 00:54:28
  • Disponibile dal: 26/06/2020
  • Etichetta: Eisenwald Tonschmiede
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Nel caso dei Fellwarden il termine ‘folk’ è quanto mai appropriato per descrivere l’ossatura del progetto più che l’effetto in termini sonori: “Wreathed In Mourncloud” è infatti un tentativo di ricerca e ri-creazione di un territorio, di una cultura con una coscienza definita, e la volontà dichiarata del duo inglese è la trasmigrazione dei paesaggi dell’Inghilterra nord-occidentale sotto forma di suono, di musica e atmosfere. La band è fondamentalmente un side-project dei Fen, più precisamente di The Watcher, che qui cura voce, chitarra, basso e tastiere, coadiuvato dalla batteria di Havenless, pure lui nella band madre, e non fatichiamo a riconoscere alcune divagazioni già presenti nell’ultimo Fen, “The Dead Light” (va detto però che le canzoni qui contenute risalgono al 2017-18).
In particolare, benché non manchino i già menzionati paesaggi naturali, anche sotto forma di pezzi piuttosto violenti e diretti (come “Scafell’s Blight”, forte di fragorose escursioni in blastbeat squarciati da rallentamenti trasognanti, o la buona titletrack, che segue un percorso anche simile), il disco, pregno di passaggi ariosi, anche progressivi, racchiude composizioni eccellenti: ciò non stupisce, ma fa emergere sulla lunga distanza anche un certo senso di smarrimento. Sembra che il materiale composto sia troppo e fin troppo vasto (del resto la media è di nove minuti per canzone), e pur a fronte di pezzi ben strutturati, riteniamo che qualche taglio qua e là non avrebbe fatto poi così male a quest’album. Le basi che sorreggono l’impianto sono eleganti e strutturate con classe, e la libertà d’espressione di The Watcher sembra qui essere a briglie totalmente sciolte (e ci mancherebbe non fosse così), ma forse un po’ di confini avrebbero permesso ai brani di “Wreathed In Mourncloud” di far funzionare con maggior concretezza frangenti che oltre al black passano dal folk, ancora in senso letterale, al post rock, a reminiscenze ambient (le tastiere ricoprono un ruolo importante), con un risultato che anche dopo ripetuti ascolti sembra, in tutta onestà, un po’ sfuocato. È un brutto disco, in definitiva? Proprio no. Saremmo però ipocriti a dire che ci ha entusiasmato poi così tanto. Peccato, ma succede anche ai migliori.

TRACKLIST

  1. Pathmaker
  2. Scafell's Blight
  3. A Premonition
  4. Wreathed in Mourncloud
  5. An Elder Reckoning
  6. Upon Stone
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