FERAL SEASON – Rotting Body In The Range Of Light

Pubblicato il 21/10/2021 da
voto
6.5
  • Band: FERAL SEASON
  • Durata: 00:44:51
  • Disponibile dal: 22/10/2021
  • Etichetta:
  • Profound Lore
  • Distributore: Audioglobe

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Nei territori di confine tra sludge e black metal della psicotica scena nord californiana, si aggira da anni Karl Cordtz; costretto a mettere in stand-by le sue band (Chrch e Occlith) a causa della pandemia, il buon Karl ha evitato di fissare il vuoto dal divano di casa, dando vita nel periodo della quarantena a questo nuovo progetto.
Cooptato il compagno di lungo corso Patrick Hills alle tastiere e sintetizzatori, opta per una direzione più marcatamente black, cercando di spazzare via ogni dubbio sulle intenzioni fin dall’avvio del disco. Si parte infatti con sonorità epiche, tra chitarre aperte e batteria ieratica, anche se presto il suono si trasforma in un gorgo che ha le sue evidenti radici nella second wave norvegese; i giri di chitarra vorticosi e circolari, la batteria pestata ma suonata con maestria, le line vocali forse non completamente trucide e prive di umanità, tuttavia ammantate di un forte carico psicotico, sono le chiavi espressive dominanti. Il senso di disagio permane, e forse si acuisce, nei passaggi più soffusi e atmosferici, costruiti su chitarra acustiche, una batteria di pura matrice jazz e diafani tappeti di tastiere, talvolta arricchiti da un gusto vagamente mediorientale, che si innestano senza soluzione di continuità sulle partiture più feroci. Non mancano anche deviazioni completamente sperimentali, per quanto sempre controllate: è il caso di due lunghi frammenti delle asfissianti “Methusaleh” e “Rotting Body In The Range Of Light”, o ancora l’avvio fastoso di “Seized In Emerald Grief”, che ricordano, restando alla forbice temporale citata più sopra, gli (almeno allora) stupefacenti esordi dei Solefald. Il nome della band sembra, a questo punto, un omaggio ben preciso a una stagione belluina e feroce, nonostante si senta in una certa ariosità e nel trattamento filtrato della voce una chiara matrice americana. Sicuramente questi sprazzi di personalità “territoriale” sono uno dei punti di forza del disco, ma al tempo stesso si sente lo status – almeno attuale – di progetto parallelo e da cameretta, per così dire.
I brani sono ben scritti, dotati di variazioni e momenti di divagazione interessanti, ma con una costruzione per contrapposizione delle parti che sulla distanza si mostra sempre uguale, a parte magari la sequenza con cui vengono cucite le successioni tra riff selvaggi, introspezione, sperimentazione sintetica-ma-non-troppo. Troppo poco, quindi, per regalare più di un sardonico e soddisfatto sorriso dopo l’ascolto.

TRACKLIST

  1. Tied To The Sun
  2. Methuselah
  3. Rotting Body In The Range Of Light
  4. Seized In Emerald Grief
  5. Thickets
  6. The Sigil Of Snags
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