7.0
- Band: FERETRI
- Durata: 00:36:08
- Disponibile dal: 11/07/2026
- Etichetta:
- Catacomba Demos
Avevamo perso di vista l’interessante progetto di Snor Flade dopo l’EP del 2021, che ci aveva favorevolmente colpiti sia a livello di maturità compositiva che di suoni. Fedele al suo spirito 100% underground, è solo grazie all’invio diretto in redazione (senza passare per l’etichetta o agenzie di stampa) che abbiamo avuto modo di ascoltare questo nuovo “Trascendental Emotional Frequency”, in grado di confermare le buone impressioni del passato.
La cifra stilistica resta la stessa, con sonorità che sintetizzano bene pulsioni occult e black metal, anche se qualche piccola novità si nota. Le tastiere, fin dal primo brano, assumono un ruolo più rilevante – senza diventare una presenza barocca o ingombrante – mentre la voce si muove su canoni quasi death-doom, con un’aura morbosa vicina ai primi Tiamat.
L’atmosfera resta soffocante e cupa per tutto il disco, ma non senza dinamismo; “The Rite Of Awakening”, per esempio, è un bel brano pestone d’antan, con ritmiche intense che si mantengono nel brano seguente. La medesima violenza torna anche più avanti: “Where I Return” è ancora più selvaggia e insieme carica di pathos, grazie agli innesti di chitarra arpeggiata, un brano sospeso nel tempo, fedele al titolo che porta in sé suggestioni ancestrali.
Fra queste tracce più dirette, ci possiamo godere anche pezzi più meditati: “Sovereign Devourer” è guidata da un riff che richiama i Death SS – o gli Abysmal Grief, a cui lo stesso nome della band rimanda, evidentemente – e diventa ancora più intensa grazie alla presenza di voci campionate, mentre “Ascend And Trascend” più lenta e doom, tocca sicuramente l’apice quanto a inquietudine trasmessa. Compaiono poi persino curiosi effetti ‘space’ nella conclusiva “Glitch Beyond The Veil”, facendo pensare quasi a una voluta traslazione tra i diversi significati del termine.
Il disco scorre insomma godibile, con l’unico, relativo difetto di non decollare mai particolarmente. Snor Flade è fedele alla linea e genuino, ma ovviamente paga il pegno di tributare amore a sonorità già sentite (ormai da decenni).
Sintetizzando, la one-man band siciliana torna tra noi senza strafare, ma con idee chiare: una produzione scarna, essenziale, ma tutt’altro che piatta, capace di guardare con fierezza al black e all’occult metal delle origini, offrendo tutto ciò che serve per evocare un universo di oscurità.
