FESTERDAY – Iihtallan

Pubblicato il 01/01/2019 da
voto
7.5
  • Band: FESTERDAY
  • Durata: 00:52:58
  • Disponibile dal: 04/01/2019
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Il primo full-length dei Festerday a ‘soli’ trent’anni dalla loro fondazione deve per forza avere qualcosa di speciale da dire, verrebbe da pensare guardando le date nelle quali i Nostri hanno dato segni di vita. Nel frattempo i finlandesi sono stati impegnati in diverse cose, tra cui essere gli …And Oceans, ma i Festerday restavano la creatura primigenia dei finnici e, come il primo amore che, ahinoi, non si scorda mai, anche questa band, che deve il suo nome a ventidue secondi partoriti in “Reek Of Putrefaction”, è rimasta in una parte del cervello di Timo Kontio e soci. Così, dopo qualche demo ad inizo ’90, ecco uscire qualche split dal 2015 in poi fino ad un EP, “Cadaveric Virginity” del 2017.
Lezione di storia archiviata, veniamo a “Iihtallan”: signori, abbiamo una delle prime mazzate death metal del 2019. Se, già dal nome, la band di Jeff Walker è un baluardo totale all’interno dei cinquanta minuti di suoni violentissimi e marci che ci assalgono durante questo brutale maelstrom, il lavoro è votato alla Scandinavia più becera e ignorante, non mancando di qualche rifinitura che va a prendere nota di quello che è successo nel corso degli ultimi tre decenni (non manca qualche riferimento che porta alla mente “Spiritual Healing”, ad esempio, e molto altro). Non c’è compromesso, “Iihtallan” è death metal senza suffissi né derive, giusto un tantino di black verso la fine: racchiude il suono delle gore più fetenti, l’urlo di qualche troll mai baciato dal sole. Una voce proveniente dagli abissi del mondo dà vita a un growl malato che contralta chitarre a motosega e bassi dalle corde così spesse da diventare un tutt’uno con una batteria presa direttamente dal 1991 e riportata in vita oggi.
Se dobbiamo trovare un neo, il disco non è un compendio di personalità e, a dire il vero, è anche un tantino lungo e può risultare vagamente monotono e pesante dopo qualche ascolto (anche se a ben vedere questo potrebbe essere un pregio), ma non ci sono pezzi deboli: titoli sublimi come “Edible Excrement”, “Vomiting Pestilence” o la delicata e Carcass-like “Your Saliva My Vagina” sono colonne sonore ignoranti quanto esaltanti, un buon inizio dell’anno per ogni deathster che si rispetti.

TRACKLIST

  1. The Last Night of the Earth
  2. Edible Excrement
  3. Tongues for Rotten Kisses
  4. Kill Your Truth
  5. Control Not Your Soul
  6. Dreaming for the Dead
  7. Vomiting Pestilence
  8. Flowers of Bones
  9. Flowers of Stone
  10. Into the Void
  11. Constructive Decomposition
  12. Gravelove
  13. The Human Race Disgrace
  14. Your Saliva My Vagina
  15. Let Me Entertain Your Entrails
  16. Let Me Entertain Your Entrails (Redux)
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