8.0
- Band: FIABA
- Durata: 00:38:00
- Disponibile dal: 20/05/2012
- Etichetta:
- Jolly Roger Records
- Distributore: Masterpiece
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I Fiaba, dalla splendida Siracusa, non avrebbero potuto scegliere un monicker più azzeccato. La band proveniente dalla Trinacria ha da sempre integrato una fortissima componente teatrale nella propria singolare proposta, interpretando e non solo suonando i loro brani, che risultano essere una fortunata commistione tra rock, progressive settantiano e coinvolgente musica folk. Sicuramente l’utilizzo della lingua italiana ci aiuta ad entrare in questa storia, in questo splendido concept sulla licantropia o, meglio ancora come suggerito dalla band stessa, sulla ‘lupitudine’. Viviamo letteralmente le emozioni di questo villaggio, attanagliato dalla paura, dalla reale presenza di lupi che minacciano le sue greggi, il suo sostentamento e di come questi abitanti integrino (come è sempre accaduto nella storia) i concreti pericoli della quotidianità ed il timore del domani con la superstizione, che giunge a rendere tutto più sconosciuto, misterioso e, conseguentemente, da colpire e cancellare in un assolutismo ignorante ed ottuso. Sono molteplici le sfaccettature e le interpretazioni che potremmo dare alla storia, raccontata letteralmente come una vera fiaba e supportata da chitarre elettriche mai eccessivamente aggressive, da chitarre acustiche e classiche che richiamano spesso la tradizione musicale siciliana, anche ricordata dalle ottime ed incisive linee vocali (vedi “Il Cerchio Della Morte”) e da percussioni che non pensano solo a fungere da metronomo ma che, anzi, donano davvero una marcia in più a questo disco di rara bellezza. Un discorso a parte lo merita il cantante Giuseppe Brancato, una sorta di cantastorie dalla voce sicura, stentorea, in cui le ottime capacità tecniche e lo straordinario range vocale passano comunque in secondo piano rispetto alla prestazione come interprete e cantore di questo racconto. Giuseppe ci guida tra queste persone tenendoci per mano, mostrandoci tutto quello che pensano, sentono, tutto quello che succede e che a fatica (tanto è il reale coinvolgimento) riusciamo a comprendere: lupi? Licantropi? Realtà? Magia? Ci sentiamo spesso dalla parte del lupo in questo racconto, libero e forte, attaccato in modo gratuito dall’uomo, che in realtà prova invidia ed ammirazione per questa creatura. La ‘lupitudine’ è qui intesa come il richiamo da parte della Natura di abbandonare tutto, di sentire la Luna sulla pelle e l’erba sotto i piedi nudi (“liberarmi dal dolore d’esser uomo io vorrei…”); altresì indica l’ambivalenza da sempre presente nell’essere umano, la sua parte animalesca e selvaggia – paradossalmente la più pura e limpida – contenuta a forza dentro catene di ferree leggi e dubbie moralità. Non stupitevi se verrete percorsi da più di un brivido ascoltando questa fiaba o questi Fiaba: vi ritroverete a conoscere le parole di questo racconto a memoria, dopo pochi ascolti, quasi vi sentiste inconsciamente in dovere di doverlo riportare e ricantare ai vostri futuri nipoti, proprio come si faceva in un tempo lontano…
