FINE BEFORE YOU CAME – C’è ancora amore

Pubblicato il 12/09/2025 da
voto
8.0
  • Band: FINE BEFORE YOU CAME
  • Durata: 00:38:00
  • Disponibile dal: 01/09/2025
  • Etichetta:
  • La Tempesta Dischi

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Ogni volta che i Fine Before You Came pubblicano un nuovo disco, sembra quasi che il tempo si fermi. La band milanese è una di quelle realtà che non rincorrono la frenesia del presente: non inseguono tendenze, non si preoccupano di algoritmi o classifiche, né cercano di assecondare nostalgie legate agli esordi. Partiti da basi post-hardcore ormai sempre più lontane, da oltre venticinque anni i FBYC scelgono un percorso personale, fatto di sottrazione e delicatezza, e “C’è ancora amore” rappresenta un ulteriore passo in questa direzione.

Il nuovo lavoro arriva a più di quattro anni da “Forme Complesse”, e ne porta avanti le intuizioni riducendole all’essenziale. Là dove ancora resistevano qualche impennata elettrica e una batteria relativamente presente, qui rimane uno scheletro sonoro quasi trasparente: chitarre pulite, linee ritmiche che assomigliano più a pulsazioni che a vere e proprie strutture, voci che si intrecciano senza mai alzare i toni. È un disco che vive di sospensioni, di respiri, di dettagli che emergono lentamente, come se ogni nota fosse stata pesata con attenzione estrema.
Chi si aspetta di ritrovare l’urgenza dei primi anni rischia ancora una volta di rimanere spiazzato: i FBYC non hanno alcun interesse a ripetere se stessi, né a fornire ciò che il pubblico si aspetta. Hanno invece scelto la strada dell’intimità radicale: suonare come se stessero parlando solo tra di loro, lasciando che chi ascolta possa sedersi accanto e condividere quel momento. È questa la forza della formazione lombarda: la capacità di comunicare anche quando sembra non succedere nulla, di colpire nel profondo proprio grazie alla loro parsimonia.

La voce di Jacopo Lietti è ancora una volta il filo conduttore che lega le canzoni; il suo tono è sempre colloquiale, quasi parlato, ma con un’intensità che cresce brano dopo brano.
Non c’è mai enfasi superflua: piuttosto, la sensazione di qualcuno che racconta a bassa voce ciò che pesa davvero. I testi parlano di assenze, di ricordi, di legami che si spezzano e lasciano dietro di sé malinconia e consapevolezza. Non c’è rabbia, non c’è retorica, solo la volontà di dare forma a un dolore che non è più ferita aperta, ma memoria da custodire.

Sul piano musicale, come il suo diretto predecessore, “C’è ancora amore” sembra muoversi tra slowcore, cantautorato e vaghe suggestioni shoegaze, senza mai aderire a un genere preciso. Alcuni momenti rievocano pure il vecchio emo (quello vero) più intimo, altri richiamano paesaggi rarefatti in cui le chitarre si fanno quasi nebbia. Non è un disco da ascoltare in sottofondo: chiede attenzione, chiede silenzio, chiede di essere attraversato. Ogni canzone è un frammento che costruisce un percorso emotivo coeso, dove il minimalismo non è limite ma possibilità di concentrazione.
Il titolo non è casuale. In tempi in cui sembra prevalere disillusione, dichiarare che “c’è ancora amore” ha il peso di un gesto politico, oltre che personale. È un’affermazione che non nega il dolore, ma lo attraversa per trasformarlo in forza.
Non a caso, “Calici” – il brano che contiene il verso che dà il titolo all’opera – si offre come centro emotivo del disco, capace di unire malinconia e resistenza, diventando un rito collettivo, un invito a brindare nonostante tutto, con la consapevolezza che la fragilità non cancella la possibilità di speranza.

L’album non dura molto, ma la sua densità emotiva lo rende ben più grande del suo minutaggio. Non ci sono colpi di scena, né aperture spettacolari: eppure, alla fine, resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di profondamente umano. È come una conversazione notturna con un amico, quando le parole si fanno più semplici e più vere, e basta poco per sentirsi meno soli.
I Fine Before You Came confermano così la loro unicità: non una band che si muove seguendo il mercato o le nostalgie, ma un gruppo che continua a scrivere musica come scelta di vita, come necessità interiore. “C’è ancora amore” non è un disco che cerca di convincere, ma che offre uno spazio in cui riconoscersi. Un invito a rallentare, a guardarsi indietro senza rimpianti e in avanti senza paura. In un presente confuso e spesso ostile, i FBYC ci ricordano che sì, nonostante tutto, c’è ancora amore.

TRACKLIST

  1. Amici miei
  2. Il cane che hai
  3. Piccola luce accesa
  4. Grandezze nascoste
  5. Via ragazzi del '99
  6. Vecchi cantanti
  7. Calici
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