6.5
- Band: FINSTERFORST
- Durata: 01:03:40
- Disponibile dal: 31/07/2026
- Etichetta:
- AOP Records
I tedeschi Finsterforst con il nuovo “Still” arrivano al loro sesto album in poco più di vent’anni di carriera: dopo aver mosso i primi passi all’interno del folk/viking metal, oggi, la proposta del combo tedesco, pur gravitando sempre attorno a questo contesto, è diventata più strutturata.
I momenti briosi – mai troppi, in realtà – dei primi album in stile Finntroll o Trollfest sono andati ormai perduti già da diverso tempo, ma anche quella cruda epicità che si rifaceva a band come i Thyrfing è andata scemando perché un po’ tutta la musica dei Finsteforst è diventata più ‘calcolata’, più dettata dalla ragione che dal cuore.
I ritmi si sono calmati notevolmente, tanto che vi si possono trovare persino delle vene epiche con derivazioni quasi doom anche su questo nuovo lavoro: basti pensare alla miglior canzone presente su questo album, ovvero a quella “Herbstwanderung”, capace di riportare alla mente i migliori Moonsorrow. Purtroppo non tutto l’album è del livello: ad esempio, la successiva “Knie Nieder” pur muovendosi su basi sonore simili, cambia completamente di atmosfera, dando al brano un tocco velatamente malinconico che però convince poco.
Alcune parti orchestrali accompagnate da una voce fuori campo possono far ritornare in mente alcune scelte degli ultimi Ancient Rites sebbene qui manchi la classe del gruppo belga. Non poi mancano ovviamente le parti più propriamente viking metal musicalmente, assai cadenzate e pesanti, a cui si abbinano dei cori epici come su “Im Wind”.
Anche stavolta i Finsterforst sfoderano un album apparentemente impeccabile, con un’ottima produzione, una scelta oculata dei synth ed un cantato piuttosto interessante per come vengono utilizzate le metriche, ma il problema di fondo che attanaglia negli ultimi anni questa band rimane: la bellezza musicale della musica dei Finsterforst possiede un’anima troppo impalpabile, inconsistente.
La band tedesca è davvero ‘bella senz’anima’ e questo album rischia di essere apprezzato nel breve periodo per poi cadere facilmente nel dimenticatoio. I pochissimi passaggi folk ad esempio non sempre si integrano nell’atmosfera delle canzoni in cui vengono inseriti, come nella già citata “Im Wind”, oppure ci sono persino interi brani che sembrano fuori contesto rispetto al resto dell’album – si ascolti in merito “Leere”, epica nelle intenzioni, ma il feeling che trasmette in realtà è un qualcosa di diverso e di non identificabile, a metà strada tra quel senso melanconico teutonico ed invece il loro proverbiale furor (qui musicale ed extreme metal, nel caso specifico).
Infine, la scelta di fare due cover di due band stilisticamente lontane anni luce sia tra loro (Immortal e Pink Floyd) che dagli stessi Finsterforst non deve meravigliare più di tanto: da queste scelte in qualche modo traspare la mancanza vera e propria di una rotta stilistica che la band, in realtà, non sta seguendo e pertanto si sente libera di intraprendere qualsiasi rotta, di fatto smarrendo quella giusta da seguire – secondo noi, quella di un viking metal magari più grezzo, ma più autentico.
“Beyond The North Waves” degli Immortal è stata rivisitata in chiave ovviamente Finsterforst, ma la band ha cercato a modo suo di riprodurre quanto più fedelmente, almeno negli intenti, l’essenza del brano della band norvegese, mentre per quanto riguarda la cover di “Another Brick In The Wall Pt. II”, brano seminale dei Pink Floyd, la rivisitazione è stata probabilmente un po’ troppo personalizzata ed il cuore originario del pezzo è andato perduto assieme al coro dei bambini in una versione a tratti doom e thrash metal, dove restano fedeli alla versione originale solo i chitarra e poco altro.
Ai Finsterforst il coraggio di osare di certo non manca, ma quello non mancava nemmeno ad Icaro e sappiamo tutti com’è andata a finire.
