8.0
- Band: FIREBIRD
- Durata:
- Disponibile dal: 02/06/2003
- Etichetta:
- SPV Records
- Distributore: Audioglobe
Che Bill Steer sia un intoccabile della musica dura è ormai un dato da tramandare ai posteri. Le sperimentazioni in ambito grind con Napalm Death e Carcass, e le fondamenta del moderno deathmelodico tracciate con il mai troppo compianto quartetto di Liverpool, basterebbero a conferire a Bill un posto sicuro fra i numi tutelari del metal. Ma l’adagiarsi sugli allori e sustilemi compositivi obsoleti (gli stessi che abbondano nelle uscite discografiche “made in Sweden”) a quanto pare esula dalla sua visione artistica, un qualcosa di cui i critici più smaliziati ebbero sentore a partire dallo sfortunato “Swansong” del 1996, le cui sferzatehard rock ed un riffing dal chiaro retrogusto blues, tradivano una passione inequivocabile per sonorità vintage. Conferma che è arrivata nel 2000, anno del comeback discografico di Steer sotto il monicker Firebird, che inaugura l’ennesima rivoluzione copernicana nel percorso artistico del chitarrista britannico, novello bluesman che nell’epoca delle suggestioni new metal riproponeun sound ed una formula (quella del power trio) le cui radici affondano nella più pura psichedelia Sixties. Lo stile compositivo di questo terzo lavoro è perfettamente in linea coni suoi predecessori, un mix sapiente fra lo stile ovattato dell’omonimo esordio e le asperità hard rock del successivo “Deluxe”. Un sound che continua a pescare a piene mani in quel british blues caro ai Fletwood Mac ed ai Free, ma con un vocabolario ritmico ed una ricerca melodica di chiara derivazione Blind Faith. Il tutto mediato da innesti e da accorgimenti dal sapore magico: il Fender Rhodes nell’Hendrixiana “Tumbling Down”, il magistrale lavoro di slide di “Station”ed un solismo degno del miglior Clapton. L’unico neo riguarda la prestazione dietro le pelli di George Atlagic, chiamato nel compito improbo di sostituire il virtuoso Ludwig Witt, rientrato stabilmente negli Spiritual Beggars: un lavoro leggermente anonimo e quadrato, ma che in ogni caso non può inficiare la qualità elevatissima di un album senza tempo.
