FIRTAN – Marter

Pubblicato il 18/10/2022 da
voto
7.5
  • Band: FIRTAN
  • Durata: 00:58:16
  • Disponibile dal: 14/10/2022
  • Etichetta:
  • AOP Records

Ci siamo avvicinati a questo disco avendo ben poche nozioni sulla band tedesca ma incuriositi dall’etichetta ‘pagan black metal’ e dalla splendida copertina (il dipinto più conosciuto del simbolista Władysław Podkowiński, “Frenzy Of Exultations”). Già ad un primo ascolto questa definizione appare però, troppo semplicistica, tenuto conto delle molte sfumature stilistiche che “Marter” abbraccia, partendo dal black metal melodico, benché con sfumature epiche.
La band di Oliver König (già in forze ai viking metaller Finsterforst in veste di turnista) e Phillip Thienger – unici membri originari – arricchisce infatti l’intelaiatura black metal delle composizioni con elementi progressive – a tratti ai confini dell’avant-garde/pagan, ma anche death ed heavy metal. Detto così sembra il famigerato ‘fritto misto’ dal quale tenersi lontano il più possibile, ma alla prova dei fatti i Firtan risultano invece decisamente convincenti.
L’opener “Faðir” ci mostra subito il lato più aggressivo della band, con un piglio battagliero che fa capo al black d’ispirazione anni ‘90 benchè decisamente attuale nella scrittura, influenzato dal cosiddetto black metal atmosferico di scuola cascadian. Le cose però si complicano già con la seguente “Amor Fati”, che introduce le sfumature progressive e avant-garde di cui sopra, complici il violino della new entry Klara Bachmair e inserimenti acustici che ci hanno fatto pensare agli Opeth pre-Steven Wilson. È un brano complesso, che sfuma in un finale ambient dai toni sinistri, gotico preludio al solo indiavolato che apre “Labsal”, massiccio e veloce nella prima parte, tinto di progressive-death nella seconda. Si tratta di un altro pezzo lungo e articolato, nel corso del quale torna di nuovo (prepotente) il fantasma della band di Åkerfeldt (e dei Piah Mater, la progressive death metal band brasiliana. “Lethe” è più breve (ma siamo comunque oltre i cinque minuti) e decisamente più tirata e black metal ‘tout court’ oriented, ma non per questo è una canzone semplice: qui il richiamo norvegese è più evidente, dei maestri Emperor in particolare.
Siamo arrivati alla metà del disco, e da qui in poi “Marter” comincia ad essere più ‘prevedibile’, anche se abbiamo ancora modo di ascoltare soluzioni nuove, come le suggestioni mediorientali – ipnotiche e sempre scurissime – che penetrano “Parhelia”. Se “Odem” è un buon pezzo, anche se poco aggiunge a quanto già detto, “Meneketel” è un altro brano lungo ed intricato, ma dall’esito più debole rispetto ad “Amor Fati” o “Labsal”. Chiude il disco “Peraht”, dalla struttura nuovamente imprevedibile: molto apprezzate le influenze thrash/black ed heavy metal che danno vigore al pezzo, leggermente straniante la coda semiacustica con il violino in primo piano, che appare scollegata dal mood decisamente diretto e old-school dell’incipit.
Pochissime sbavature per un disco (il terzo dalla formazione nel 2010) ben scritto e suonato, forte anche di una prova vocale (in lingua tedesca) varia e convincente di Thienger e di un missaggio che riesce a valorizzare al meglio le molte sfumature del suono della band. Nel complesso i Firtan creano un’opera interessante, ben bilanciata, varia e capace di comunicare qualcosa all’ascoltatore, scansando i numerosi pericoli che derivano da una proposta che sulla carta risulta piuttosto azzardata. Speriamo di poter presto incontrare i ragazzi in sede live, nel frattempo vi consigliamo l’ascolto del disco.

TRACKLIST

  1. Faðir
  2. Amor Fati
  3. Labsal
  4. Lethe
  5. Parhelia
  6. Odem
  7. Menetekel
  8. Peraht
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