6.5
- Band: FIT FOR A KING
- Durata: 00:40:00
- Disponibile dal: 01/08/2025
- Etichetta:
- Solid State Records
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Nel vasto panorama metalcore degli ultimi quindici anni, il nome dei Fit For A King non è probabilmente uno dei primi che viene in mente e, se non fosse per l’appartenenza alla scena Christian rock, anche negli Stati Uniti probabilmente avrebbero goduto di un’esposizione minore. Detto questo, dopo sette dischi in studio ed innumerevoli tour di spalla a grossi nomi, il quintetto texano può ormai essere considerato tra i veterani della scena core, se pur con una formazione ampiamente rimaneggiata negli anni.
Secondo il percorso tracciato con i precedenti “The Path” e “The Hell We Create”, anche “Lonely God” rappresenta una fotografia del metalcore da classifica degli anni Venti, a partire dalla doppietta iniziale (“Begin The Sacrifice” e “The Temple”) in cui, come da tradizione, lo scream del frontman Ryan Kirby viene addolcito dai ritornelli del bassista Ryan O’Leary, mentre sullo sfondo si alternano breakdown e punteggiature elettroniche.
Rispetto al passato viene ancora più amplificato l’effetto playlist, e così si passa dal simil-deathcore/beatdown (“Extinction”, “Monolith” e la title track, evidente tentativo di bissare il successo dei Knocked Loose) all’alternative rock di “Shelter” e “Between Us”, brani smaccatamente radiofonici sula scia degli Asking Alexandra: una giravolta stilistica giustificata dal concept lirico, ma più verosimilmente volta a compiacere le cinquanta sfumature di grigio dell’algoritmo, seguendo l’esempio di altri gruppi con cui condividono il produttore Drew Fulk (Motionless In White, I Prevail, A Day To Remember).
Interessante anche il gran finale symphonic-core di “Witness The End” con Chris Motionless – ispirata ufficialmente alla serie TV “Midnight Mass”, ma con in filigrana il trademark dei Lorna Shore – mentre il resto poco aggiunge alla tracklist, eccezion fatta per le più ficcanti “No Tomorrow” e “Sentient”, rilettura moderna dei classici targati As I Lay Dying.
In definitiva, “Lonely God” conferma i Fit For A King come una band ‘quattro stagioni’: stanno bene con tutto, ma senza lasciare mai davvero il segno.
