FIVE THE HIEROPHANT – Through Aureate Void

Pubblicato il 02/03/2021 da
voto
8.0
  • Band: FIVE THE HIEROPHANT
  • Durata: 00:51:33
  • Disponibile dal: 26/02/2021
  • Etichetta:
  • Dark Essence Records
  • Distributore: Audioglobe

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Non vi è incanto né fiaba nel mondo estroverso e subacqueo dei Five The Hierophant. Se sulla copertina del primo album “Over Phlegethon” due figure antropomorfe si abbeveravano da una pozza d’acqua, ora una di esse vi si immerge e va in profondità, a cercare quel ‘vuoto aureo’ che dà il titolo al disco. Cosa sia questo vuoto aureo, non è dato sapere. Lo possiamo immaginare come uno stato di profondo nulla, perfetto nel suo posizionarsi in una dimensione sommersa, lontana, fantasmagorica per le infinite possibilità che tale vuoto può schiudere. In analogia a questo vacuo pensiero, è musica morbosamente immaginifica quella dell’entità inglese, incardinata sulle effusioni astratte, indolenti, di un sassofono ondivago e su un gorgogliare di chitarre che si affaccia a doom e sludge, senza voler apparentarsi ad alcuna corrente.
Si parte dall’avant-jazz, elegante, forbito, dai movimenti moderati e suadenti, per andare quindi a perdersi in un magma musicale e sensoriale sfilacciato, privo di una forma ben definita, frutto di improvvisazioni che si allargano imponderabilmente. Andamenti circolari si sfaldano in una fiumana indistinta, si allargano, si stropicciano, i tempi si dilatano senza che vi siano mai bruschi sconvolgimenti, cesure secche e decise; è un flusso di materia nerastro e speziato quello nel quale il gruppo ci ingabbia, dispensando vaghi sentori psichedelici. Morbidezze da jazz club si adagiano su un chitarrismo massiccio e dal riffing ben delineato, corposo, denso e moderatamente variegato. “Through Aureate Void”, nonostante l’assenza di strutture codificate dei brani, non è una di quelle operazioni fumose, indistinte, destinate solo ai fruitori di sonorità ostiche e impalpabili. Il metal è pulsione feroce, un lugubre incalzare che non teme di esporsi ad assalti heavy e rimbombanti, spogliati di avanguardismi e assecondanti una vena metallica di matrice classica. Ma è nelle interazioni, nel gioco di sguardi, nel tangersi e respingersi dell’onnipresente sassofono, di un basso rigonfio di collera, di altri strumenti anomali come la cetra da tavolo e la sega ad arco, con le chitarre a sgranarsi sempre più cupe, che si apprezza il valore del gruppo.
Ai Five The Hierophant piace partire flebili, sonnacchiosi, per inerpicarsi poco per volta in sentieri tortuosi, dove i tempi si fanno via via incombenti, stringenti, con qualche parlato sulfureo a farsi largo tra gli strumenti. Preso nel suo insieme, il secondo album degli albionici va a conformarsi come una cerimonia iniziatica crudele e non priva di una sinistra poesia di fondo, adornata di nenie orrorifiche altamente suggestive (valga per tutte quella di “Fire From Frozen Cloud”), elementi bizzarri funzionali al contesto, voglie di sperimentazione che non prendono mai la via della follia fine a se stessa. Quando l’atmosfera si fa particolarmente soffocante, vengono in mente gli Electric Wizard più marci, la loro sabbatica magia, quella sensazione di dannazione pervasiva, di perversione crescente e irrefrenabile. Suscita sentimenti ambivalenti la musica dei Five The Hierophant, capace di sinuosità da gran signori (i setosi ricami drone/jazz di “Pale Flare Over Marshes”), come di un afflato lascivo e pericoloso che mette a disagio. Contribuisce al fascino dell’album una produzione curatissima, eccellente sia nel veicolare la poliedrica cupezza del disco, sia nell’esaltare le potenzialità espressive dei singoli strumenti. “Through Aureate Void” coglie l’occasione di fondere il jazz e il doom per dipingere atmosfere ricercate, sofisticate e notturne, non cadendo nella tentazione di caricare la musica di ridondanze e frenesie ipertecniche. Musica di alto profilo, da qualsiasi angolatura la si voglia apprezzare.

TRACKLIST

  1. Leaf in the current
  2. Fire from Frozen Cloud
  3. Berceuse
  4. Pale Flare Over Marshes
  5. The Hierophant II
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