6.5
- Band: FLASHBACK OF ANGER
- Durata: 00:48:56
- Disponibile dal: 26/09/2024
Guinti al quarto album in studio, i nostrani Flashback Of Anger si ritrovano per la prima volta nella loro storia senza etichetta, ma, finalmente, con una line-up stabile dopo diversi anni di vicissitudini. Siamo quindi davanti alle stesse persone che suonavano su “Shades”, uscito nel 2018: Alessio Gori a tastiera e voce, Gianmarco Lotti alla chitarra, Marco Moroni al basso e Lorenzo Innocenti alla batteria. Un quartetto oramai navigato, che con “Prisoner of War” torna a fare quello che faceva il progressive metal di una volta, cioè provare anche a parlare e rileggere il presente, particolarmente sul lato dell’effetto che la guerra ha sulle persone e sulle relazioni interpersonali. Forse per distaccarsi da chi, invece, esalta le gesta di eroi di guerra e narra di azioni militari?
A livello di composizione, si sente che i Nostri non hanno voluto calcare troppo la mano cercando cambiamenti radicali: un bel prog power carico e rarefatto si sente subito da “Ordinary”, traccia che dà il via a sessanta minuti dove torna a farsi sentire prepotentemente quella vena power metal che in parte era stata sommersa da quella prog degli ultimi due lavori in studio. Sono infatti numerose le cavalcate, come quella di “Enemy’s Eyes”, che alterna batteria a elicottero a parti più cadenzate, coadiuvate dall’ugola d’oro di Gori, vero tenore della situazione. Riteniamo però che i pezzi migliori del disco siano quelli più lenti, come “Half Mast” e l’incalzante “Call To Arms”, che forse rispecchiano anche la vena introspettiva che la formazione ha voluto dare al disco. Purtroppo, la produzione non sempre ben rifinita fa perdere d’occhio alcuni dettagli fondamentali come la voce, la quale a tratti si perde un po’ via, sommersa da numerosi effetti di riverbero; in generale, si avverte un utilizzo molto smodato della compressione acustica, che forse toglie un po’ di affilatura a pezzi che potevano invece risaltare sopra agli altri, in particolare relativamente alle chitarre e alla presenza quasi preponderante della batteria.
Per i fan sfegatati del power/prog anni Novanta, comunque, qua e là ci sono numerose perle: vedi “Dreaming Home”, che con suo incedere si alterna fra momenti alla Fates Warning e altri più debitori al power tedesco anni ’90. Nella conclusiva “Neverending Thoughts”, che rispecchia questo tipo di struttura, si nasconde anche un pezzo de “La Grande Guerra” di Mario Monicelli, dedicato al personaggio interpretato da Oreste Jacovacci.
Insomma, i Flashback Of Anger sono tornati ancora una volta con il loro power-prog introspettivo, forse non riuscendo ad azzeccare appieno tutto, ma dimostrando una grande perseveranza e portando avanti una fiaccola musicale sempre meno presa in considerazione da molti artisti.
