FLESH DIVINE – Necropolis

Pubblicato il 04/10/2003 da
voto
7.0
  • Band: FLESH DIVINE
  • Durata: 00:42:00
  • Disponibile dal: 01/09/2003
  • Etichetta: Perennial Quest
  • Distributore:

Avete presente come avrebbero potuto suonare i Manowar se, al posto del loro estremismo true metal, fossero nati con sangue death nelle vene? Be’, i transalpini Flesh Divine giungono a mostrarcelo! Fra intermezzi di vario genere, parti recitate, un approccio molto teatrale alla composizione e canzoni che ricalcano piuttosto fedelmente gli stilemi del death metal a tutto tondo, il loro album d’esordio, “Necropolis”, giunto dopo un demo risalente al 1999, rammenta non poco lavori quale “Fighting The World” o “The Triumph Of Steel” (ovviamente non a livello di sonorità!). La band, guidata dal fantomatico singer Brother Justice, coadiuvato dai pard Necrophis, Nemesis e Legacy, è autrice di un lavoro pienamente sufficiente, il quale si lascia ascoltare con piacevole trasporto; le tredici tracce presenti sono piuttosto varie, anche se il disco risulta nettamente diviso in due tronconi compositivi: fino alla quinta traccia, “My Story”, le song sono più articolate e complesse, lente ma con ripartenze al fulmicotone, a volte sconfinanti nel black sinfonico, ed “Enirak” ne è ottimo esempio, con la voce catacombale di Brother Justice a cantilenare preghiere di dubbia origine, prima di lasciare spazio alle sfuriate strumentali; dalla veloce “Gold” in poi, le influenze di stampo prettamente europeo si fanno sentire e stacchi melodici con prime chitarre d’inconfondibile matrice Dark Tranquillity si ripetono spesso nei brani, relegando le tastiere a mansioni d’accompagnamento. Tecnicamente, “Necropolis” non è ineccepibile, in quanto la produzione è discreta ma non eccelsa, con una doppia cassa troppo “finta” e il suono delle chitarre non particolarmente abrasivo; d’altro canto, la voce si fa apprezzare, impostata su un growl molto vicino al brutal. E non si fanno mancare proprio niente i Flesh Divine, all’interno di questo viaggio nella loro necropoli: spazio allora per una ballata con voce femminile (“My Story”), riff che si avvicinano agli stop&go del thrash (“Pulse”), pezzi strumentali che lambiscono spiagge desolate (“End Of Time”), riletture in chiave symphonic-death dei Carmina Burana (la solita “O Fortuna” è l’incipit della conclusiva “Dreamland”, tratta dal demo “Uranium Corporation”), per finire con i suoni di cornamusa dell’intermezzo  “Procession” e i versi scimmieschi di “The Monkey’s Delirium Tremens”. Descritto così, l’album potrebbe apparire come un’accozzaglia di idee senza senso, e forse non si sarebbe neppure lontani dalla verità, ma, per passare tre quarti d’ora in sano “relax” con del decente metallo “mortale”, i Flesh Divine potrebbero fare al caso vostro! Se capita, un’ascoltatina dategliela pure! Divertente, per quanto lo possa essere un disco death, è la parola indicata!  

TRACKLIST

  1. Across The Bridge
  2. Sun
  3. Enirak
  4. Past Future
  5. My Story
  6. Gold
  7. Procession
  8. Pulse
  9. The Monkey's Delirium Tremens
  10. Silence
  11. A Place Where
  12. End Of Time
  13. Dreamland
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