FLEURETY – Inquietum

Pubblicato il 30/08/2017 da
voto
5.0
  • Band: FLEURETY
  • Durata: 00:44:00
  • Disponibile dal: 21/08/2017
  • Etichetta: Aesthetic Death
  • Distributore:

Nonostante il loro ultimo full length risalga al 2000, i Fleurety non sono mai del tutto scomparsi dalle scene, pur con un lungo periodo di iato; dal 2009 in poi, infatti, hanno più o meno regolarmente sfornato nuovo materiale sotto forma di EP in 7”, e questo “Inquietum” altro non è che la collazione dei nove brani inediti usciti sui quattro dischetti di cui sopra. Dato che parliamo di una band dallo stato a dir poco di culto, la prima considerazione da fare esula inevitabilmente dalla dimensione musicale: davvero qualcuno al di là della stretta cerchia dei fan – che, si presume, già possiede i 45 giri in questione – potrà essere particolarmente interessato a questa raccolta? Difficile da credere. Ma, se non altro, inserire nello stereo il CD risparmia la fatica di cambiare sette volte lato e quindi procediamo con l’ascolto; ed è qui che chiunque si fosse fermato al precedente album “Department Of Apocalyptic Affairs” potrebbe avere qualche sorpresa. L’approccio schizofrenico e vagamente progressive che ha caratterizzato i Fleurety all’alba del nuovo millennio, infatti, lascia completamente il posto nel primo EP qui riproposto (“Ingentes Atque Decorii Vexilliferi Apokalypsis”), corrispondente ai primi tre brani, a dissonanze disturbanti, soprattutto nella strumentale “Choirs”; strappi vocali brutali e forsennati riff di chitarra, una chitarra che suona orribilmente – e quindi perfetta. Sul finale di “Absence” compaiono i primi segnali di riallineamento al loro passato più recente, su cui si attesta convintamente il primo dei due brani tratti da “Evoco Bestias”: “Summon The Beasts” suona al 100% come un brano escluso dal loro secondo album e recuperato tardivamente, compresa la voce femminile insieme evocativa e apocalittica, mentre “Animal Of The City” è probabilmente il pezzo più violento del lotto: black metal dei primordi, ma prodotto peggio e filtrato alla luce delle lucide follie di band come Gnaw Their Tongues. Il terzo capitolo, alias l’EP “Et Spiritus Meus Semper Sub Sanguinantibus Stellis Habitabit”, è diviso a metà tra le pulsioni prog/Solefald e il marciume vocale di poco sopra, soprattutto in “It’s When You’re Cold”, che regala anche quasi due minuti di agghiacciante feedback e rumore bianco. I due brani conclusivi, afferenti originariamente a “Fragmenta Cuinsvis Aetatis Contemporaneae”, sono invece rumorismo mascherato da canzone (“Consensus”) e uno strumentale dalla cadenza vagamente conturbante, che nulla aggiunge al suono del folle duo. Citavamo prima la band di Maurice De Jong e la sensazione è che i momenti più interessanti qui proposti siano proprio quelli in cui i Fleurety, proprio come ebbero il coraggio di fare nel 1994, spezzano le catene del genere con convinzione e follia; purtroppo, diciassette anni segnati da appena nove brani sparsi e poco coesi, mostrano chiaramente che i maestri, in tal senso, sono diventati altri.

TRACKLIST

  1. Descent Into Darkness
  2. Choirs
  3. Absence
  4. Summon The Beasts
  5. Animal Of The City
  6. Degenerate Machine
  7. It's When You're Cold
  8. Consensus
  9. Carnal Nations
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