FOETOREM – Incongruous Forms Of Evergrowing Rot

Pubblicato il 17/03/2026 da
voto
7.5
  • Band: FOETOREM
  • Durata: 00:40:27
  • Disponibile dal: 27/03/2026
  • Etichetta:
  • Everlasting Spew Records

“Incongruous Forms Of Evergrowing Rot” segna l’ingresso dei Foetorem nel formato full-length senza fretta di correre, ma con la scelta deliberata di avanzare a passo pesante, lasciando impronte profonde lungo il percorso. Il quartetto danese costruisce un death metal torbido e viscerale, attraversato da improvvise fenditure melodiche e da riff che, pur restando fedeli a un immaginario decadente, sanno talvolta farsi sorprendentemente memorabili. È un esordio che punta più sulla solidità e sull’atmosfera che sull’effetto speciale, ma che proprio per questo riesce a fissarsi con una certa tenacia.

L’opener “Reeks of Moldy Guts” è un biglietto da visita efficace: andatura monolitica, riff schiaccianti, ma già nelle prime battute si intuisce quella tendenza a smussare gli spigoli con inserti melodici che non suonano mai posticci. I Foetorem sembrano divertirsi nel far coesistere due anime: da un lato un death metal vischioso, ruvido, che guarda alla tradizione più monolitica del genere; dall’altro una sensibilità più aperta nel costruire riff che, pur restando pesanti, cercano una forma di immediatezza e un certo groove.

Il gioco di accostamento e il dialogo tra parti molto spigolose e monolitiche e altre più rotonde fa quasi sembrare il gruppo, almeno a tratti, come una via di mezzo tra i Mortiferum e gli Hooded Menace di metà carriera. C’è lo stesso gusto per l’alternanza tra blocchi sonori massicci e sezioni più ariose, dove la chitarra si concede appunto arpeggi evocativi o linee melodiche dal sapore malinconico. Questo interplay contribuisce a dare respiro ai brani e a evitare che la scaletta si trasformi in un flusso indistinto di lentezza e saturazione. Il songwriting, pur rimanendo dentro confini ben delineati, risulta quindi ordinato, razionale, con strutture che privilegiano la chiarezza piuttosto che la dispersione.

Non si tratta, è bene dirlo, di un disco che ambisce a uscire dal seminato o a ridefinire il filone: in questo, “Incongruous Forms Of Evergrowing Rot” è un lavoro “di genere”, consapevole dei propri riferimenti e orgoglioso di muoversi nell’underground death-doom più riconoscibile. Quel tipo di suono che, non a caso, molti cultori sono ormai portati a etichettare come “da Kill-Town Death Fest”: un’estetica sonora e visiva ben precisa, fatta di atmosfere plumbee, artwork curati e una certa idea di ritualità live. Il fatto che la band abbia partecipato al festival danese l’anno scorso suona quasi come una certificazione di appartenenza.

La conclusiva “Peeled Face Mask” chiude il cerchio con un tono più solenne, quasi cerimoniale, riprendendo certi elementi di “Rebirth in Morbid Disgust” – episodio centrale particolarmente completo – e lasciando l’impressione di un gruppo che, pur non cercando colpi di teatro, sa come costruire un finale che resti e che lasci la voglia di ripetere presto l’esperienza di ascolto. Grazie a questa indubbia cura per i dettagli, si può dunque dire di essere al cospetto di un’opera matura, nel suo piccolo: da parte dei ragazzi scandinavi, i compiti sono stati fatti con scrupolo e le influenze metabolizzate con rispetto e una certa personalità. Un capitolo insomma ispirato, vivace e incoraggiante, che lascia intravedere margini di crescita interessanti per il prosieguo della loro carriera.

 

TRACKLIST

  1. Reeks Of Moldy Guts
  2. Escalating Rot
  3. Oozing With Pustulent Fluids
  4. Mors Viaturis - The Death Traveler
  5. Grotesque Decomposition
  6. Rebirth In Morbid Disgust
  7. Tapestries Of Misery
  8. Decay Of The Flesh
  9. Peeled Face Mask
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