FOLTERKAMMER – Weibermacht

Pubblicato il 18/04/2024 da
voto
6.0
  • Band: FOLTERKAMMER
  • Durata: 00:45:38
  • Disponibile dal: 19/04/2024
  • Etichetta:
  • Century Media Records

Abbiamo conosciuto i Folterkammer nel 2020, all’epoca della pubblicazione del loro album di debutto, “Die Lederpredigt”, e la loro proposta, pur non essendo esente da difetti, ci aveva intrigato nel suo essere così particolare.
I Folterkammer nascevano dall’incontro tra il chitarrista Zachary Ezrin degli Imperial Triumphant e la cantante Andromeda Anarchia, personaggio sui generis capace di usare mille registri diversi, da quello lirico a quello più marcio e maligno. Il loro disco d’esordio mischiava black metal, avantgarde, musica sacra e opera lirica, per dare vita ad una strana creatura sempre sospesa tra sacro e profano, tra ricami barocchi e sporca crudezza. Se però, a fronte di qualche ingenuità, all’epoca del debutto abbiamo sposato la causa dei Folterkammer, attendendo con interesse il loro ritorno, con “Weibermacht” siamo stati colti da un notevole senso di delusione.
In ambito cinematografico c’è un termine, ‘overacting’, che indica la recitazione esagerata, eccessiva, in cui tutto viene sottolineato in maniera marcata e didascalica. Ecco, “Weibermacht” è come il primo disco, ma in un delirio di overacting assoluto: l’impianto musicale continua a nutrirsi delle fascinazioni che abbiamo citato in apertura, ma lo fa in maniera molto più caricaturale, complice una performance ancora più esasperata di Andromeda Anarchia.
Anche l’immagine del gruppo si fa più nettamente kitsch, con la band vestita in abiti cardinalizi in orante contemplazione della mistress Andromeda. D’altra parte, come potrebbe essere diversamente, quando il tema centrale dell’album sono le pratiche BDSM? Il risultato finale, quindi, vede alzare tutto il volume di una o due tacche e se questo processo finisce per essere positivo per gli arrangiamenti delle chitarre – che avevamo trovato un po’ troppo scarne nel debutto e che qui, invece, contribuiscono al raggiungimento della sufficienza – rende eccessivo ed esagerato tutto il resto.
L’esempio perfetto di tutto ciò è la cover di “Venus In Furs” dei Velvet Underground, su cui, ci perdonerete, vorremmo fare una piccola digressione: “Venus In Furs” è un brano pubblicato nel 1967 sul debutto dei Velvet Underground, il celebre disco con la banana di Andy Warhol in copertina e che vede anche la partecipazione della cantante Nico; Lou Reed scrive questo pezzo ispirandosi all’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, l’autore dal cui nome viene coniato proprio il termine masochismo. La canzone è un capolavoro che parla proprio di pratiche sadomaso ed è cantata da Lou Reed (non da Nico, la Venere) che è al contempo narratore-spettatore e in parte vittima inconsapevole della dominatrice. Si tratta di un capolavoro assoluto della musica del Novecento, una delle vette artistiche di Lou Reed ed è ovviamente una canzone difficilissima da interpretare.
Quando si sceglie di fare una cover di questo tipo, le strade sono molte: alcuni scelgono l’omaggio rispettoso, altri la destrutturazione (come fecero i Nevermore con la loro “The Sound Of Silence”), ma c’è una condizione che in maniera categorica non deve venire a mancare: la coerenza.
Ecco, la performance di Andromeda Anarchia su questa canzone è terribile, non da un punto di vista vocale, ma nella sua interpretazione. Lou Reed, con la sua voce monocorde, riesce a conferire ai suoi versi un malessere infinito e quando dice “sono stanco, sono esausto, potrei dormire per mille anni”, noi sentiamo la pesantezza di ogni muscolo del corpo, il torpore di chi non ha più la forza nemmeno di alzarsi dal letto; sentire Andromeda Anarchia squittire gli stessi versi con allucinata iperattività, significa in primis non aver capito la canzone che si vuole omaggiare. E questo, in una cover, è forse l’errore maggiore in cui è possibile incorrere.
Lo stile dei Folterkammer resta comunque particolare e dotato di una propria debordante personalità e quando gli elementi migliori della loro proposta trovano il giusto incastro ne escono brani convincenti come “Algolagnia”, ma a conti fatti, a parere di chi scrive, “Weibermacht” rappresenta comunque un netto passo indietro nel percorso dei nostri, forse frutto di una ricerca musicale sfuggita un po’ di mano.
Qualcuno forse parlerà di genio e sregolatezza, ma per quanto ci riguarda, avremmo preferito piuttosto qualcosa in meno.

TRACKLIST

  1. Anno Domina
  2. Leck Mich!
  3. Die Unterwerfung
  4. Kuess mir die Fuesse!
  5. Algolagnia
  6. Herrin der Schwerter
  7. Das Peitschengedicht
  8. Venus In Furs
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