7.0
- Band: FOO FIGHTERS
- Durata: 00:36:26
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- RCA
Se c’è una cosa che va riconosciuta ai Foo Fighters è un’attitudine onesta e priva di autocelebrazione, che porta ad approcciarsi ad ogni loro nuovo album quantomeno con curiosità.
Questo vale anche per “Your Favorite Toy”, disco con cui, pur senza brillare come negli anni d’oro, la band ci regala poco più di mezz’ora di ascolto che scorre via leggero e piacevole; e per quanto gli anni sbiadiscano l’aggressività, con brani riconoscibili e dotati di un certo piglio.
“Caught In The Echo” – secondo singolo e tra i pezzi più catchy del lotto – è un perfetto avvio, robusto e melodico insieme; rappresenta anche una dichiarazione d’intenti, per certi versi, dato che in tutto “Your Favorite Toy” prevalgono uptempo e powerchord, marchi di fabbrica da sempre della band, assieme a linee vocali accattivanti e che cercano di attaccarsi in testa dai primi ascolti.
Esemplare, in questo, la title-track: un brano che mette in mostra con le sue ritmiche in levare il nuovo ingresso Ilan Rubin, frutto dello scambio diretto con i Nine Inch Nails (che hanno riportato a casa Josh Freese) e decisamente un ottimo innesto per inventiva.
Sicuramente abbiamo a che fare con il loro disco più graffiante degli ultimi (quindici?) anni: al di là della scomparsa di Taylor Hawkins, devastante a livello emotivo e musicale, va infatti riconosciuto come l’ultimo ‘gran’ disco sia probabilmente “Wasting Light”; qui l’ascolto è godibile dall’inizio alla fine, magari senza picchi da urlo, come detto, ma con anche un’ottima distribuzione dei pezzi, come sempre espressione di tutte le anime di Grohl e compagni.
Funzionano bene anche i brani più lenti e intimisti: parliamo di “Window”, oppure “Unconditional”, graziata da un breve ma azzeccatissimo assolo di chitarra, che ricorda come le tre asce della band siano tutt’altro che accessorie. Oppure la malinconica “Child Actor”, un brano che ammicca anche agli anni Settanta, pulsione che traspare fortemente anche in tracce come “If You Only Knew”, tra i pezzi più interessanti per costruzione, melodia e sezione ritmica, assieme all’esilarante “Amen, Caveman”. Ancora, le mai del tutto sopite pulsioni punk esplodono, con il giusto equilibrio di chi vola verso i sessant’anni, nell’aspra ma gustosa “Spit Shine”.
C’è insomma un ritrovato equilibrio tra l’arena rock, l’inevitabile occhiolino alla classifica e sincero divertimento: il vero elemento di forza di Dave Grohl anche dopo trenta e rotti anni di carriera, a differenza ahimè di tanti compagni di viaggio dell’epoca (chi ha detto Pearl Jam?).
Per una band come i Foo Fighters, non è certo la qualità di un nuovo disco a determinare il successo e la quantità di fan che, anche al prossimo tour, andrà a sentirli. Ma a questo giro non è impossibile pensare che qualcuno di questi brani possa entrare stabilmente nelle loro scalette.
