8.0
- Band: FORGOTTEN SUNRISE
- Durata: 01:11:51
- Disponibile dal: 17/04/2007
- Etichetta:
- My Kingdom Music
- Distributore: Audioglobe
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Sì, proprio zanzare. Un modo atipico per introdurre una recensione ma perfettamente all’uopo: perché anche le nostre ‘simpaticissime’ compagne d’estate riescono ad essere protagoniste in “Willand”, secondo full dei disturbati estoni Forgotten Sunrise. Non staremo a ripetervi in che cosa consiste la musica dei nostri – piuttosto, ripassate qui sotto il precedente “Ru:mipu:dus” – ma semplicemente ci troviamo a comunicarvi che la band capitanata da Anders Melts stupisce ancora una volta, riuscendo a coinvolgere a 360° se non proprio chiunque, almeno i temerari che pensano che la musica oscura ed inquietante possa essere creata anche senza l’ausilio di chitarroni fragorosi o doppia cassa a manetta. Tra trip-hop, breakbeat, techno, EBM, synthpop, industrial e death metal, i Forgotten Sunrise si confermano formazione iper-eclettica, trasversale e unica: altamente sconsigliato ai ‘chiusi di mente’, questo lavoro è addirittura più sperimentale del suo predecessore e strizza molto l’occhio sia al popolo dei pub gothic-EBM, sia agli invasati dei Prodigy più violenti e danzerecci. Non temete, però, quello che rende magistrale “Willand” è la capacità di restare cupo, drammatico e sinistramente morboso anche nei frangenti più marcatamente discotecari: i testi e le atmosfere sono molto più metal di quelle generate da un qualsiasi gruppo power svedese e, se da una parte l’influenza dei Katatonia è ben evidente (soprattutto nelle linee vocali pulite, ad esempio in “Prophylactic Euthanasia”), dall’altra la band estone potrebbe essere benissimo la reincarnazione in chiave elettronica dei My Dying Bride, in quanto ad oscurità. “Willand” è piuttosto lungo ma, escluso il prolungato finale dance dell’outro “O”, non stanca e non annoia mai, grazie a ottimi arrangiamenti, frequenti cambi di groove, melodie ricercate, voci cangianti e un esercito di campionamenti da far venire i brividi: la prima parte, da “Ropelove” a “Dead Le Gends A Mong The Living”, è davvero una corsa al brano più contaminato, con estremi quali voce growl e technobeat ad andare a braccetto senza alcuna remora; la già citata “Prophylactic Euthanasia” funge da camera di decompressione, attraverso cadenze tristi e melanconiche e un appeal soffuso e crepuscolare; si riprende la folle ibridazione, invece, con il restante materiale, fra il quale spiccano la metallica “Hero-In-Gre:npiece”, l’orecchiabile “The Ownle: Noise” e la ballabilissima semi-strumentale “Manyone”, che unisce ritmiche pompate a sampler vocali inquietanti (ecco dove spuntano le zanzare!) con gusto e gran classe. Insomma, come in occasione di “Ru:mipu:dus”, i Forgotten Sunrise ci permettono di scoprire, esplorare e comprendere nuovi territori sonori, parecchio lontani dai nostri ascolti abituali, ma anche molto vicini – per atmosfere e concetti – a ciò che il death metal da anni cerca di rappresentare in musica: la Morte e la sua/nostra terrificante Realtà.
“Centre for Disease Control confirmed the terrifying reality”
