FORMALIST – No One Will Shine Anymore

Pubblicato il 03/04/2018 da
voto
7.5
  • Band: FORMALIST
  • Durata: 00:39:38
  • Disponibile dal: 16/03/2018
  • Etichetta: Toten Schwan Records
  • Distributore:

Questo particolare e micidiale agglomerato sonoro scaturisce dall’incontro malsano tra Ferdinando Marchisio, Michele Basso, Nicola Casella e Riccardo Rossi – nomi ben noti su queste pagine, dato che sono già in forza, rispettivamente, nei Forgotten Tomb e Viscera/// i primi e nei Malasangre gli ultimi due: vale a dire l’intera sessione ritmica di quella e questa band. Il risultato dell’incontro di un simile parterre di oscura creatività è esattamente quello che ci si può aspettare, e molto di più: è una celebrazione degli angoli più sordidi della mente, un viaggio morboso attraverso l’inutilità della vita e i suoi recessi più schifosi, senza alcuna luce di speranza. “No One Will Shine Anymore” è il titolo e il manifesto (anti)ideologico sotteso a queste tre tracce di puro putridume sludge primevo, che odorano proprio di tombe dimenticate, viscere e sangue marcio: concedeteci il gioco di parole, perché è l’unico barlume ludico che può emergere da questo opus magnum e maligno, in cui il loro percorso nichilistico viene declinato in tre episodi di notevole fattura e durata. E non potrebbe essere altrimenti, perché passa anche dall’ossessività l’annichilimento che i Formalist si prefiggono di trasmetterci. “Arson”, “Foul” e “Mainlined” sono i titoli delle tre tracce, in cui il sottotesto musicale rimane sempre molto simile a se stesso, fino a quando non proviamo a staccare la mente e ci accorgiamo delle piccole, grandi variazioni che vengono inserite su un tappeto sonoro che è la perfetta sintesi tra la dimensione psichiatrica degli Eyehategod, specie nell’uso della voce da parte di Marchisio, e la lentezza psicotropa degli Isis: come dire, migliori riferimenti ai due spettri opposti dello sludge erano difficili da trovare, ma l’intersezione funziona, eccome. Aspettatevi quindi riff ribassati e devastanti, talvolta equilibrati però da passaggi più ‘melodici’ (virgolette d’obbligo), un duetto tra basso e batteria che evoca miasmi infernali, intermezzi di tastiere cupissime, mai invasive ma perfette per alzare un attimo la testa dal fango, rendendosi conto di come ci siamo immersi fino alle ginocchia. E non vi aiuteranno a risollevarvi, di certo, i mantra distruttivi in cui si trasformano progressivamente le sofferte linee vocali di ciascun brano: ma del resto non era previsto che qualcuno, dopo l’ascolto, potesse mai più brillare, specie di gioia.

TRACKLIST

  1. Arson
  2. Foul
  3. Mainlined
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