FORSAKEN – Pentateuch

Pubblicato il 10/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: FORSAKEN
  • Durata: 00:56:12
  • Disponibile dal: 13/10/2017
  • Etichetta: Mighty Music
  • Distributore: Audioglobe

Ci sono gruppi che, purtroppo, rimangono per tutta la loro carriera nell’ambiente underground. Sarà per sfortuna o altro: sappiamo quante band hanno fatto questa fine, seppur continuino a fare ottimi dischi. È proprio questo il caso dei maltesi Forsaken, giunti dopo ben otto anni dall’ultimo “After The Fall” alla quinta prova in studio, dal titolo “Pentateuch”. Ebbene, ascoltando questo album, non ci si riesce proprio a capacitare di come la band possa essere passata in sordina per quasi trent’anni. Una vera e propria mazzata di epic/doom nei denti è ciò che ci accoglie senza troppi complimenti, sin dalla prima “Serpent Bride”. È proprio il fatto che tutto sia suonato e prodotto in un eccesso di ‘old-school’ a rendere “Pentateuch” un ottimo disco, seppur in un certo senso ‘banale’: tutto suona fresco come se il genere fosse ancora completamente da scoprire. A fare moltissimo la differenza è la voce evocativa e mistica di Leo Stivala, storico messaggero della band, stavolta incaricato di portarci alla scoperta del Torah, supportato qua e là da una corista femminile che non fa che aggiungere valore ai pezzi scritti dalla band. Un modo di suonare che non rende appetibili solo le canzoni, che non stufano mai, ma pure le intro come “The Banishment”. Forse è proprio perché la band è composta da metallari che ancora ci credono e sanno dove andare quando si tratta di scrivere musica che questo disco ci scorre addosso in tutta la sua epicità senza mai ammorbarci. Provate ad ascoltare il botta e risposta all’inizio di “Primal Wound”, tra la batteria e la chitarra, per capire quanto, nonostante la produzione non sempre all’altezza, la band suoni con una freschezza e uno spirito invidiabili. Soprattutto gli assoli di Sean Vukovic giocano un ruolo predominante in gran parte dell’album, costituendo un momento di melodia inaspettato a fronte della durezza dei riff, quasi come se attraverso le sue mani la chitarra cantasse. Non è per nulla facile trovare un chitarrista così emozionante al giorno d’oggi, vero, ma parliamo di una band in grado di scrivere un pezzo come il successivo “The Dove And The Raven”, indubbiamente il miglior episodio di tutto il disco. Nove minuti che anziché tediare ci tengono inchiodati alla sedia come se fossimo legati dall’ossessività del riffing e dalla voce narrante; una canzone dura come granito che contemporaneamente riesce ad essere lirica e densa di significato. Poco importa se in qualche modo tutto ciò è avvicinabile fin troppo a un certo tipo di doom superato col tempo: in questo pezzo si condensa quello che un ascoltatore vecchia scuola potrebbe voler pretendere da una band che dopo quasi trent’anni continua a fare il suo mestiere. Ed è incredibile come fino alla fine i Forsaken riescano ad essere sempre convintissimi di quello che stanno facendo senza risultare ridicoli o banali, perché con un’altra mezz’ora di musica era facile scadere nel ripetitivo abbandonando la poesia per gettarsi su un lavoro di routine. Invece no: assoli, riff, variazioni sulla batteria di Simeon Gatt continuano finché i quindici minuti di “Apocryphal Winds” non si esauriscono del tutto, lasciandoci una sensazione di epica ineluttabilità di fronte alle decisioni di Dio verso il popolo ebraico. Bastano un cantante, un chitarrista, un bassista, un batterista e l’ispirazione per fare una grande band, e anche stavolta la formazione maltese è riuscita a dimostrarcelo con l’ennesimo ottimo lavoro che merita assolutamente l’acquisto se amate l’heavy e il doom vecchia scuola. Religione e dramma si fondono in “Pentateuch”, un disco che speriamo stavolta non passi troppo in sordina come i suoi predecessori.

TRACKLIST

  1. Phaneros (Coming to Light)
  2. Serpent Bride
  3. The Banishment
  4. Primal Wound
  5. The Dove And The Raven
  6. Decalogue
  7. Sabaoth (The Law Giver)
  8. Apocryphal Winds
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