7.5
- Band: FOSSILIZATION
- Durata: 00:35:53
- Disponibile dal: 13/02/2026
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
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A tre anni da “Leprous Delight”, promosso sui palchi di eventi come il Kill-Town Death Fest di Copenaghen o il Maryland Deathfest di Baltimore, i Fossilization si riaffacciano sulle scene con un album in cui – di nuovo – non vi è nulla di quell’immaginario a base di spiagge, sole e clima subtropicale della loro terra natia.
Il gruppo brasiliano, nato da una costola dei già pesantissimi sludge/doom metaller Jupiterian, prosegue infatti nella sua discesa negli inferi anche con questo “Advent of Wounds”, cercando di estremizzare quanto fatto nel full-length del 2023 e di conferire all’insieme una patina ancora più fosca e maligna, la quale – non a caso – arriva qui a sconfinare in registri e atmosfere black metal.
La parabola tracciata è insomma chiara, e sebbene la componente derivativa continui a riecheggiare tra le pareti e lungo i corridoi della cripta scavata dai Nostri – in un esercizio di genuflessione di fronte all’altare di pilastri come Krypts, Dead Congregation e Cruciamentum – ciò che è possibile distillare dalla tracklist è il suono di una realtà competente e affiatata, la cui capacità di rielaborazione si sta facendo sempre più efficace e disinibita.
Pane per gli abituali pellegrini del suddetto festival danese e di tutto quel ‘nuovo old-school’ esploso a livello underground nell’ultimo decennio, qui declinato in un disco funzionale e compatto (sette brani per trentacinque minuti di musica) che nel suo aderire in modo pedissequo ai canoni del filone – senza nessuna intenzione di uscirvi – riesce comunque a spingersi oltre la nicchia dei prodotti per completisti e fanatici delle sonorità cavernose, il cui numero sta progressivamente diluendo la qualità del mercato.
I riff azzeccati, del resto, non mancano, così come non viene meno quella capacità di imprimere ai pezzi una tensione inesorabile e costante, in grado di montare come un’eruzione vulcanica dalle viscere della Terra e travolgere l’ascoltatore fra aggressioni severissime (basti sentire l’incipit di “Disentombed and Reassembled by the Ages”, a detta dello stesso leader V pensato come un omaggio agli Antaeus) e parentesi da cui invece, su un impianto ritmico stentoreo e rarefatto, si sprigionano una serie di arie arcane che contribuiscono all’immersione sensoriale e al taglio narrativo dell’opera.
La superficie è e resta impenetrabile alla luce, ma al di sotto, rifinito da una produzione meticolosa che non perde nulla della sua ruvidezza e organicità (a cura del ‘nostro’ Gabriele Gramaglia), si agita un songwriting mai così attento alle transizioni e alle dinamiche, a quei dettagli che, in un prodotto rigorosamente ‘di genere’ come questo, determinano la capacità di farsi segnalare all’interno del circuito di appartenenza.
Ovviamente, neppure in “Advent…” il duo di São Paulo estrae dal cilindro una “Arrow of Entropy” o una “Teeth into Red”, ma ciò non significa che episodi come l’opener “Cremation of a Seraph”, la suddetta “Disentombed…”, “Scalded by His Sacred Halo” o “Terrestrial Mold” (con quest’ultima a rappresentare la summa della raccolta e della gamma espressiva del progetto), possano essere liquidati alla stregua di un ‘more of the same’ privo di guizzi e sostanza, facendo sì che l’ascolto – specialmente nella prima parte – scorra senza fallire un singolo colpo.
Un ritorno vigoroso e appassionato, quindi, che consolida la posizione dei Fossilization e fornisce ai fan di certo death metal dalle tinte caliginose uno dei primi ascolti meritevoli di attenzione dell’anno.
Chi potrà, non se li perda nel tour in compagnia dei Phobocosm previsto per l’estate.
