FRAGMENTS OF UNBECOMING – Dawnbringer: Chapter VII – The Amber Emperor

Pubblicato il 14/05/2025 da
voto
7.0

A volte l’assenza prolungata di una band genera più sospetti che attese. Così è stato anche per i Fragments Of Unbecoming, il cui silenzio discografico aveva portato a ipotizzare uno scioglimento mai annunciato. Invece no: il gruppo tedesco ha semplicemente impiegato il tempo necessario per rimettere insieme i pezzi e dare forma a “Dawnbringer”, un disco che suona come uno dei più riusciti della sua carriera.
Il periodo di gestazione, lungo e apparentemente silenzioso, ha evidentemente giovato alla band: l’album si presenta infatti maturo, concentrato e ben bilanciato tra l’impeto aggressivo di certo death-black metal e un’attitudine melodica sempre presente ma mai stucchevole.
Le coordinate stilistiche restano insomma fedeli al passato: siamo ancora in pieno territorio novantiano, con i Dark Tranquillity più ruvidi come riferimento costante, e uno sviluppo narrativo senza forzature né particolari ambizioni di innovazione. È una scelta consapevole: il quintetto non cerca scorciatoie moderne né rivisitazioni fuori fuoco, ma lavora con metodo su una formula di base che ormai conosce a memoria. A cambiare, semmai, è l’approccio: rispetto agli esordi, spesso caratterizzati da strutture più complesse e una certa propensione al virtuosismo, “Dawnbringer”, pur con qualche concessione a un vibe più epico, privilegia una scrittura abbastanza asciutta e diretta, in continuità con quanto già accennato nel precedente “Perdition Portal” (2018). I brani scorrono quindi con una certa disinvoltura, sorretti da una produzione all’altezza, che dà risalto tanto alle chitarre affilate quanto a una sezione ritmica dinamica e muscolare.
Tra le canzoni a colpire ai primi ascolti, “Among the Shades” e “In Times of Doom”, due episodi insolitamente brevi per gli standard della formazione. La seconda, in particolare, si fa notare per un inizio che rimanda più ai Death dei primi anni Novanta che al consueto immaginario nordeuropeo, segno che qualche deviazione la band se la concede volentieri, purché resti funzionale al quadro complessivo (vedi anche le sventagliate black metal dell’opener / title-track). È anche questo uno degli aspetti più riusciti del lavoro: pur senza cercare la sorpresa a tutti i costi, “Dawnbringer“ evita di porsi in maniera troppo prevedibile, grazie a un songwriting che, come accennato, appare più sciolto e focalizzato del solito.
Detto questo, il limite principale della proposta resta quello di sempre: il gruppo non riesce a staccarsi completamente dai modelli storici a cui si ispira. Non c’è un tratto distintivo davvero personale, un marchio di fabbrica che possa rendere i Fragments Of Unbecoming immediatamente riconoscibili. Ma forse, a questo punto della sua carriera, non è più una vera mancanza: la band ha scelto di perfezionare un linguaggio ben definito, senza pretese di rivoluzione, ma con grande dedizione e rispetto per un certo tipo di tradizione (tracce come “To Everyone and None” e “Thou Shalt Eternally Wander” sono un coinvolgente riassunto di tutto il percorso artistico del quintetto).
Questo senso full-length, in sintesi, è un lavoro che dimostra come si possa rimanere fedeli a un’estetica senza scivolare nel totale autocompiacimento. I Fragments Of Unbecoming non cambiano, ma affilano gli strumenti che conoscono meglio e li usano con una convinzione che, oggi, suona quasi controcorrente.
Se il melodic death metal vecchio stampo è ancora parte del vostro DNA musicale – e se nomi come Dark Tranquillity o Night In Gales vi fanno ancora alzare il sopracciglio con curiosità – allora questo ritorno potrebbe parlarvi più di quanto sembri.

 

TRACKLIST

  1. Dawnbringer
  2. Among the Shades
  3. Broken Breath of Time
  4. To Everyone and None
  5. Thou Shalt Eternally Wander
  6. The Amber Emperor
  7. Caught in the Endlessness
  8. In Times of Doom
  9. Devoured by Cold
  10. Lakespectre
  11. The Art of Coming Apart (2025)
  12. Fragments of Unbecoming (2025)
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