5.5
- Band: FROM THE CRYPT
- Durata: 00:35:32
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Raw Skull Recordz
Spotify:
Apple Music:
Che dire? La cosiddetta ‘new wave of old-school death metal’ non indietreggia di un centimetro e continua a sfornare gruppi che tentano di rivivere i fasti del passato, a volte bene e altre meno. Ecco, con gli olandesi From The Crypt (un plauso al nome ispirato alle iconiche riviste e serie TV horror americane) bisogna dire che il risultato convince poco, risultando monotono e poco creativo fin dalle prime battute.
Il quintetto in questione lancia proprio in questi giorni l’album “Born In The Grave” attraverso un sodalizio con l’etichetta connazionale Raw Skull Recordz. In realtà ci troviamo al cospetto di un mini album, visto che le tracce nuove sono soltanto sei, a cui vengono aggiunti come bonus i tre pezzi dell’unico demo risalente al 2022.
Il risultato sono trentacinque minuti di groovy death metal sviluppato su riff semplici e tempi lenti, a volte lentissimi, e con pochissime divagazioni in d-beat sullo stile di “Subconscious Released” dei Desecrator e qualche sporadico blast-beat, a dire il vero un po’ spuntato.
Qui ci si rifà al 100% alle sonorità di Bolt Thrower, Obituary e primissimi Six Feet Under più una spruzzata di Grave, Jungle Rot e Benediction, ma non si spinge veramente mai sull’acceleratore: un peccato, perché il quintetto sa il fatto suo con gli strumenti in mano, visto che in formazione ci sono alcuni membri di validi e originali gruppi death/grind olandesi come Bile, Skullhog, Cliteater, Inhume e Mangled; con i From The Crypt, però, manca quasi del tutto il tiro e l’originalità che si riscontrano in queste più che rispettabili formazioni di inizio anni Duemila.
Il problema di “Born In The Grave” non è aver puntato su tempi monolitici e cadenzati, ma l’aver ripetuto questa formula all’infinito e con limitatissime variazioni. I riff migliori sono quelli in tremolo che si intrecciano con i tappeti in doppia cassa nella migliore tradizione di Barry Thomson e Trevor Peres; invece annoiano – e non poco – i tanti, troppi, rallentamenti a metà strada tra slam e doom che, utilizzati all’infinito, spezzando le canzoni senza aggiungere nulla di distintivo al tutto. Anche le rarissime accelerazioni non piacciono, perché sembrano buttate lì senza un reale filo logico.
Insomma, un disco piatto e con pochi spunti di buon livello, un po’ come la copertina con un teschio che più anonimo non si può. Non male, invece, la produzione in cui dominano la possente distorsione di chitarra e la batteria piena e rotonda.
Per certi versi sono più intense e dritte le tre tracce del demo autoprodotto nel 2022, che ricordano una versione più death metal dei lavori dei Bile e godono di una produzione più sporca e arricchita da un suono di basso distorto e graffiante che si sposa al meglio con la batteria. La voce si snoda tra due approcci: in alcune parti è più profonda e gutturale sulla scia di Ola Lindgren dei Grave, in altre ricorda lo screaming di John Tardy degli Obituary.
Il peccato di “Born In The Grave” non è copiare dai migliori, ma come lo fa: in questo caso ci sono infatti delle pecche non da poco sul lato compositivo dei pezzi.
I From The Crypt non sono comunque un gruppo da stroncare, ma sicuramente devono trovare una direzione del loro suono più personale, se vogliono distinguersi dalla massa senza risultare la brutta copia dei Bolt Thrower o la versione abulica e rallentata di Cliteater e Inhume.
La soluzione per svoltare potrebbe essere a portata di mano, ovvero valorizzare maggiormente il precedente bagaglio grind del quintetto, in modo da rendere più accattivante l’impalcatura death metal che sta alla base della proposta.
